L’evasione ha gli occhi a mandorla

Fabrizio Graffione

Gruppi di nullatenenti che offrono a pagamento, anche su internet, i loro «servizi» alle aziende, come nel caso dei concessionari di automobili che offrono sconti vantaggiosi, per false fatturazioni in modo da coprire il sommerso o per evadere l’Iva. Prodotti cinesi non soltanto importati illegalmente ma anche venduti al dettaglio in negozi apparentemente regolari, ma senza pagare un euro di tasse. Bar, ristoranti, stabilimenti balneari «poveri» che dichiarano, nella maggior parte dei casi, meno di ventimila euro all’anno di imponibile.
Sono i nuovi aspetti della frode fiscale, diffuso in tutta Italia, che emerge da uno studio dei fenomeni evasivi realizzato sul territorio dall’agenzia ligure delle entrate.
«Determinati filoni scoperti in Liguria, come per esempio la frode sull’Iva nel mercato delle auto, si sono rivelati di interesse nazionale - spiega il direttore di via Fiume Antonio Viola - le frodi, in Italia, sono diffuse molto di più di quanto si possa pensare. Il sommerso è svilupatissimo e interessa addirittura gli appalti pubblici dove operano aziende di livello internazionale che poi si dichiarano estranei o non a conoscenza delle vicende».
Il fenomeno nuovo è quello della mercanzia cinese. I prodotti, soprattutto cinesi e a prezzi stracciati, arrivano in Italia di contrabbando tramite filoni illegali e vengono venduti alla luce del sole, in negozi spesso ubicati in pieno centro cittadino, ma che operano totalmente in «nero», in piena evasione di imposte e utilizzando inoltre lavoro dipendente irregolare. La forma viene assicurata fornendo all’acquirente uno scontrino, che però risulta totalmente falso. I commercianti restano attivi per pochi mesi e sono poi sostituiti da altri «colleghi» che presentano le stesse caratteristiche e spesso sono difficilmente rintracciabili perché risiedono in albergo.
C’è poi quello delle attività estive: dai bar ai ristoranti agli stabilimenti balneari che dichiarano al fisco pochino. Quindi c’è il sommerso nei subappalti che è sempre il fenomeno più diffuso, coperto con fatture false.
«Per potersi aggiudicare gli appalti pubblici - spiega Viola - le aziende sono costrette a praticare forti ribassi. Per poter sostenere questi ribassi, chi prende la commessa principale ricorre ai subappalti, e questi a loro volta subappaltano il lavoro. Chi esegue il lavoro lo fa poi con manodopera in nero e il costo viene coperto con fatture false».