L’evasione record, una follia tutta italiana

Siamo arrivati a 270 miliardi di evasione. Le cifre si rincorrono sempre più al rialzo, in una gara che pare essere senza fine dove vince chi la spara più grossa. Sono stime, considerazioni fatte dalle stesse persone che, con gli stessi sistemi, hanno elaborato studi di settore che stanno portando il Paese sull'orlo di una rivolta fiscale. Sono numeri che dicono tutto e niente, forti del fatto che nessuno li controllerà mai. La scarsa dimestichezza con queste cifre la tocchiamo con mano ogni volta che cambia un governo, quello che subentra scopre nell'ordine: una situazione disastrosa, i conti che sono allo sfascio, eccetera. Questo nonostante si abbia a che fare con dati «certi», con numeri che arrivano dal bilancio dello Stato e che dovrebbero essere controllati da tutta una serie di ragionieri, inclusa la Corte dei Conti. L'evasione sale inesorabilmente, è l'Agenzia delle Entrate ad ammetterlo senza mezzi termini, la pressione fiscale sale, anzi è già salita da un pezzo a livelli scandalosi e la gente se ne sta accorgendo e la sta prendendo male. Le due cose paiono strettamente connesse. Più salgono le tasse più vale la pena tentare di non pagarle. Negli Stati Uniti da sempre presi ad esempio come nazione dove tutti compiono il proprio dovere, se nessuno sgarra non è solo dovuto al fatto che laggiù sono implacabili ma principalmente perché con una pressione di appena il 30% non vale la pena fare i furbi.