L’ex braccio destro avvisa Bersani «Io non mi sono mai arricchito...»

Milano «Con la politica non mi sono arricchito» e «non ho avuto in passato, e non ho oggi, conti all’estero o tesori nascosti». Chiede di «non subire pressioni politiche o non politiche» Filippo Penati, l’ex presidente della Provincia di Milano indagato per tangenti sulla riqualificazione delle aree ex Falck di Sesto San Giovanni. L’ex capo della segreteria politica del leader Pd Pier Luigi Bersani ha inviato ieri una lunga lettera al presidente della segreteria provinciale del partito, poche ore prima che i cento membri si riunissero per affrontare il caso che sta scuotendo il partito. «Gli chiederemo un gesto politico forte», di «rinunciare alla prescrizione del reato se si arriverà al rinvio a giudizio» anticipava in mattinata il segretario cittadino Roberto Cornelli. Non ce n’è bisogno, la garanzia arriva ben prima delle 21 da Penati. E suona come un messaggio in codice al partito. Se le tangenti rosse esistono, dov’è il bottino? Penati si dice «completamente estraneo» ai fatti contestati, «non ho avuto in passato, e non ho oggi, conti all’estero o tesori nascosti. Non ho preso denaro da imprenditori e non sono mai stato tramite dei finanziamenti illegali ai partiti a cui sono stato iscritto». «Chi mi conosce - spiega - sa che non sono il tipo che si accontenta di scorciatoie o espedienti. Ho deciso di separare in modo netto la mia vicenda personale da quella del Pd, autosospendendomi, per non creare imbarazzi e problemi e per poter meglio difendermi». Ma «chiedo alla politica - avverte - di essere garante anche nei miei confronti del diritto che ha ogni cittadino di poter svolgere una difesa efficace e di non subire, soprattutto nella fase iniziale dell’indagine, pressioni politiche o non politiche di alcun genere».
«Non ho mai inteso il mio impegno politico come il mezzo per arricchirmi. Così è stato per tutta la mia vita», spiega ripercorrendo gli anni come sindaco di Sesto. «Ciò che possiedo è il frutto del lascito di mio padre, morto 12 anni fa, e del mio lavoro». Insiste su «valori e etica del lavoro» su uno stile di vita «sobrio e concreto». In tanti anni di vita amministrativa scrive Penati «non ho mai compiuto un solo atto contrario al perseguimento del bene pubblico. Ho dedicato alla politica tanto impegno e passione e, soprattutto tempo, spesso sottratto alla famiglia». La politica «mi ha ripagato generosamente» ma (sgombra il campo da equivoci) «dandomi tante soddisfazioni. Dico senza falsa modestia di essere stato un buon amministratore». A quegli anni si riferisce l’inchiesta: «Le ricostruzioni degli avvenimenti indotte dalle dichiarazioni dei due imprenditori, a loro volta inquisiti, che mi accusano sono false e parziali. I fatti parlano più delle calunnie di Pasini. Quando nel 2000/2001 acquistò le aree del gruppo Falck trovò le scelte urbanistiche già compiute e il nuovo piano regolatore operativo da tempo. Questi sono i fatti incontestabili e non esiste e non è mai esistito alcun “sistema Sesto” che sarebbe durato o durerebbe per oltre 15 anni». Nella primavera del 2002 diventò sindaco Giorgio Oldrini e «solo un cretino poteva pensare che dare denaro a me avrebbe potuto significare avere dei benefici da lui».
Penati sottolinea che il gip «non ha creduto alla tesi degli accusatori e ha derubricato i fatti nel reato di corruzione che, per quanto riguarda le mie accuse, è prescritto perché fa riferimento a presunti episodi di 10 anni fa. Nelle loro ricostruzioni ci sono evidenti incongruenze e falsità». Ad esempio, «quando Di Caterina asserisce di avermi anticipato fino al 1997, somme per oltre 2 miliardi di lire, che gli sarebbero state restituite nel 2001 dalla tangente di Pasini, versata su un suo conto in Lussemburgo. C’è da chiedersi come avrebbe fatto Di Caterina a sapere molti anni prima che Pasini avrebbe comprato le aree Falck con un’operazione così grande da poter sostenere tali esborsi. Se sono passati ben 10 anni e i reati si sono prescritti ciò è avvenuto perché il mio accusatore, Pasini, ha aspettato tutto questo tempo prima di dichiararsi vittima di concussione». Penati ribadisce: «Non mi nasconderò dietro alla prescrizione». Già nel ’99 indagato per abuso in atti d’ufficio per bonifiche nelle aree Falck «chiesi il rito abbreviato. Non accetterò, in nessun modo, un esito che lasci dubbi e zone oscure». Penati «ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare» commenta in serata Bersani: «Berlusconi, Verdini, Scajola, Milanese, come si stanno comportando? Per noi presunzione di innocenza sì, però passi indietro».