L’ex braccio destro di D’Alema: «Sul testamento biologico il Pd non deve rimanere diviso»

Roma«Siccome è un grande partito, e non un’associazione culturale, il Pd ha il dovere di prendere una posizione chiara e comprensibile sul testamento biologico». Gianni Cuperlo, ex braccio destro di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi e deputato del Pd, fa parte di quella nutrita schiera di parlamentari (soprattutto ex ds) che si battono per una linea laica del Pd e temono che lo scontro interno con i cattolici impedisca al partito «scelte chiare». E si associa al grido d’allarme del collega di partito Ignazio Marino, che denuncia la «indecisione» del Pd sul tema.
Onorevole Cuperlo, nel seminario dei vostri gruppi parlamentari sul testamento biologico sono emerse divergenze profonde, tanto che si è deciso di non votare per non accentuarle.
«La motivazione è stata che era una sede non abilitata al voto, perchè deputati e senatori erano insieme. Ma dire che su materie così complesse è bene non decidere per non acuire le divisioni non mi pare una scelta saggia. Quando la legge arriverà in aula ci vuole una posizione netta del Pd. E sicuramente nel gruppo ci sarà chi la chiederà».
Il centrodestra ha presentato un testo che alcuni suoi colleghi di partito, teodem in testa, dicono di condividere.
«Io giudico irricevibile quella proposta di maggioranza. È una legge sbagliata, mossa da un istinto punitivo, che va contro il buon senso e le norme della Costituzione, che non mostra alcuna umanità verso il dramma di migliaia di malati e le loro famiglie e invade il campo della deontologia medica. Mi auguro che il Pd farà un’opposizione seria e dura, perché piuttosto che una legge pessima è meglio che non si faccia nessuna legge».
Ma dal governo denunciano un «vuoto normativo».
«È vero che siamo tra gli ultimi Paesi in Europa a darci una legge sul testamento biologico. Ma non è vero che ci sia un vuoto normativo: ci sono principi chiarissimi, stabiliti dagli articoli 2 e 32 della Costituzione, che prevede l’assoluto rispetto delle volontà della persona nella scelta delle terapie; esiste la Carta europea dei diritti del cittadino, gli articoli del Codice civile sull’amministratore di sostegno. Non voglio essere pedante, ma è questa la cornice normativa cui si è ispirata la Corte di Cassazione per emettere la sua sentenza sul caso Englaro. E quando il Parlamento, su iniziativa Pdl appoggiata anche da qualcuno nel Pd, ha fatto ricorso alla Consulta, la Corte Costituzionale ha dato ragione nel merito e nel metodo alla Cassazione. E se il Parlamento vuol legiferare lo deve fare nel rispetto di quei principi».
La presidente del Piemonte Mercedes Bresso è tra i pochi dirigenti di primo piano del suo partito che si sono esposti con chiarezza sul caso Englaro. E i cattolici Pd la hanno subito aggredita.
«La Bresso ha fatto benissimo, un atto di coraggio che ho apprezzato. Credo ci sia stata una sottovalutazione drammatica, in parte anche nell’opposizione, della circolare Sacconi. Capisco benissimo che nel governo, o anche nel Pd, ci sia chi critica la sentenza della Cassazione. Ma il governo non può emanare una circolare per impedire che venga applicata: è un vero vulnus allo stato di diritto. Non può essere una maggioranza, di destra o di sinistra che sia, a decidere quali sentenze vanno applicate e quali sabotate in quanto sgradite. Nel Pd si possono legittimamente avere opinioni diverse sul testamento biologico. Ma su questo principio un partito non può dividersi. Se il Pd non è in grado di dire con fermezza che su questo non si può transigere, c’è qualcosa di grave che non va».