L’ex di Carla: "Fa soffrire tutti"

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L'intellettuale francese Jean Paul Enthoven parla del suo romanzo. Protagonista una &quot;italiana molto bella&quot;. Era compagno della Bruni, lei lo lasciò per il figlio Raphael 
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Parigi - Una donna e tre uomini. Un padre, un figlio e un «sovrano». È la favola, cinica, che ha fatto chiacchierare la Francia e il mondo. L’appuntamento è fissato a rue de Saint Peres, rive Gauche. Jean Paul Enthoven aspetta nella hall dell’albergo.

Ha appena pubblicato il suo ultimo romanzo: Ce que nous avons eu de meilleur (Il meglio che abbiamo avuto), in Italia non è ancora stato tradotto, eppure già se ne parla moltissimo. Appena lo hanno letto i critici non hanno avuto dubbi, e unanimi hanno dato il responso: dietro alla storia c’è Carlà, l’attuale première dame, ed ex dello scrittore. Questa - hanno detto - è una vendetta letteraria in piena regola che si spalma in più di 200 pagine. Ecco Lavinia: la donna che nel romanzo è una italiana, bellissima, ricca, passionale, ossessionata dal potere. Cioè il ritratto di Carla Bruni. Lui tergiversa. «È passato molto tempo. Abbiamo sofferto tutti». In mezzo ci sono stati tutti i sentimenti del mondo. L’amore, la passione, la gelosia, la rabbia, il dolore. Il perdono. Carla lui non la vorrebbe nominare più. Dice solo «lei». Si era innamorato il bel Jean Paul. Colto, raffinato, charmant, aveva scelto lei, la più desiderata, la più affascinante. «I suoi seni, la sua bocca, le sue spalle suggerivano una facile sensualità», scrive nel romanzo. Poi, nella vita reale, qualcosa è andato storto, e lei è diventata la fidanzata del figlio, Raphael Enthoven, e lui nonno del nipotino di Carla e Raphael. Dicono che i due Enthoven non si siano parlati per molto tempo. «Ma io ho perdonato mio figlio, anzi, non c’era nemmeno bisogno di chiederlo. È stato un periodo in cui ha sofferto molto per la rottura, e io gli sono stato vicino. È il minimo che potessi fare».

Lei sa che cosa dicono di questo romanzo?
«Sì. Dicono che sia una vendetta letteraria nei confronti di Carla».

E lei che cosa risponde?
«Che nei miei romanzi c’è sempre una donna italiana molto bella molto ricca, nobile di origine, che fa innamorare le persone».

Sì, ma in questo libro la protagonista Lavinia è un’arrampicatrice, una che vede solo il potere, una senza cuore... Molti l’hanno associata a madame Bruni...
«È ovvio che nei miei personaggi io metta quello che vedo nelle persone a me vicine, ma non voglio parlarne».

Come ci si difende da una donna come Lavinia?
«Ma Lavinia non è pericolosa, Lavinia è una donna che chiede solo di essere amata, a molti uomini piace poi essere trattati male. Siamo fatti così».

I personaggi del suo ultimo romanzo sono dominati dal cinismo. Cosa hanno perso?
«No, i protagonisti non sono cinici, ma melanconici. Sono lucidi, infelici, hanno il sospetto che la loro sia una vita vuota e la consapevolezza che il tempo andato è perduto per sempre. Galleggiano sull’infelicità. Gli restano due cose: l’arte e l’amore per se stessi. La coppia del romanzo, Henry e la moglie sono come una religione monoteista. La loro unione crea molta invidia nel resto del gruppo, sono affascinati dal loro legame, eppure non riescono a crederci fino in fondo».

Nel libro ci sono Henri Lévy e la moglie.
«Certo, gli assomigliano molto, hanno lo stesso cognome, ma se fosse proprio lui, esattamente lui, avrebbe anche lo stesso nome. E invece, come impone il mio mestiere di scrittore, prendo in prestito lati delle persone che mi stanno accanto per poi aggiungere delle sfumature».

Bernard-Henri Lévy è un suo amico?
«Non amici, ma fratelli. È la persona più cara, e più vicina che ho. Ci conosciamo da oltre 40 anni».

Cosa pensa del suo libro?
«Non ha voluto leggerlo se non quando è stato stampato. Poi, una volta letto, ci ha riso sopra, e con lui la moglie. Ma il nostro rapporto è fatto così, ci sfottiamo a vicenda, io rido di lui, lui di me. Era molto contento per me».

Che cosa pensa di Sarkozy?
«Non mi piace. La sua politica è in stile americano, anche se lui è furbo e sa che deve essere molto prudente con i francesi. Esistono due visioni e due culture: quella repubblicana e quella comunitaria. La prima riconosce i valori per cui la Francia ha lottato nella storia; la laicità, l’uguaglianza, i diritti dell’uomo. Poi c’è quella comunitaria che io detesto, che tenta in tutti i modi di livellare le culture, e per riuscire a realizzare la sintesi è disposta a calpestare i diritti e i valori che hanno formato la nostra identità. Ecco, la politica di Sarkozy va esattamente in questa direzione».

Come vede lo stato di salute della famiglia in Francia?
«Io non credo nella famiglia naturale, credo piuttosto a quella elettiva, che ognuno di noi può scegliersi nella vita. Io ho tre figli, ma non ho nessuna famiglia. La famiglia è un limite troppo grande alla libertà».

Non ha paura della solitudine?
«No, i miei fratelli e le mie sorelle sono quelli che mi sono scelto e che mi stanno più vicino. Io non credo nei valori della famiglia tradizionale».

Lei crede in Dio?
«Darei tutti i miei soldi per avere fede, ma non mi appartiene. Mio padre è Spinosa. San Paolo parlava di cuore glorioso. Io continuo a sentirmi solo».