L’ex cuoco: «Vi racconto la mia vita col raìs»

Lo fece arrestare, ma lui lo adora ancora. «Era furioso quando parlava Bush»

Fausto Biloslavo

Il cuoco di Saddam Hussein oggi resterà incollato al televisore per vedere ancora una volta il dittatore iracheno, seppure alla sbarra. Cristiano, baffuto, con una figlia di sei anni, il cuoco del raìs è ancora affascinato dall’ex datore di lavoro, anche se lo ha fatto sbattere due volte in galera per futili motivi. «Ogni volta che lo vedo in tv mi sento confortato. Quell’uomo suscita in me delle emozioni», ha raccontato il cuoco di Saddam a un inviato del quotidiano americano Washington Times. In cambio dell’anonimato, l’iracheno che cucinava per l’ex dittatore ha accettato di raccontare la sua storia e i sentimenti che prova alla vigilia del processo contro il sanguinario dittatore.
«Se Saddam fosse stato candidato (alle elezioni di gennaio 2005 nda) lo avrei votato a occhi chiusi», sostiene l’ex cuoco del raìs che si è rifatto una vita a Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno. Nessuno sa del suo passato al servizio di Saddam e il ristorante-pizzeria che ha aperto due anni fa in città ha avuto un grande successo. I giovani che lo frequentano mangiano pizza e panini di pollo ascoltando suadente musica libanese. Probabilmente boicotterebbero il locale se sapessero che le pietanze sono preparate da chi serviva manicaretti proprio a colui che ha fatto sterminare i curdi.
Quando lavorava nei palazzi da mille e una notte dell’ex dittatore, le pietanze venivano analizzate in un piccolo laboratorio per controllare che non fossero avvelenate. «Noi stessi quando gli preparavamo da mangiare dovevamo assaggiare il cibo davanti a un responsabile della sicurezza», spiega il cuoco. Nel 1996, quando un suo collega fu sorpreso ad avvelenare un piatto destinato al raìs, venne immediatamente giustiziato. «Quando era di cattivo umore doveva trovare un capro espiatorio ­ racconta ­. Se Bush faceva un nuovo discorso potevi star sicuro che l’umore di Saddam sarebbe stato pessimo».
L’ex cuoco del dittatore finì due volte in galera. Quindici giorni la prima volta, perché aveva rilasciato un’intervista a un giornalista televisivo americano raccontando alcuni particolari della vita privata di Saddam. La seconda perché aveva parcheggiato l’automobile troppo vicino all’ingresso del palazzo presidenziale contravvenendo alle rigide misure di sicurezza. Cucinava per Saddam anche durante i viaggi all’estero in Egitto, Giordania, Yemen, Arabia Saudita e Kuwait. «Come presidente doveva essere duro ­ spiega ­. Lo stato iracheno ha bisogno di un uomo forte, altrimenti è il caos». L’ex cuoco rivela che Saddam sapeva essere pure gentile nei rapporti quotidiani e spesso cucinava per rilassarsi. «Talvolta si svegliava alle 5 o alle 6 del mattino per prepararsi alla griglia il pesce che aveva pescato», ricorda. Saddam amava l’acqua e aveva fatto costruire laghi artificiali nei grandi compound dei suoi palazzi, zeppi di pesci. Il raìs amava i cibi tradizionali dei beduini, con un vero debole per il latte di cammella, che si faceva servire a colazione con il miele. Ogni giorno un suo corriere portava a Bagdad il latte dai cammelli di Tikrit, la città natale del dittatore. «Quando era di buonumore veniva a cucinare con noi ­ ricorda il cuoco ­. Diceva che lo faceva rilassare».
Adesso, per rilassarsi, Saddam cura le piante all’esterno di una cella fortificata a Camp Cropper, una base americana, ricavata nella sua ex residenza alle porte di Bagdad. Questa volta sono gli americani a controllare il cibo per evitare che si avveleni o venga ucciso. La dieta tiene conto di un’ernia e della prostata ingrossata. Le analisi hanno escluso un cancro, ma Saddam non ha rifiutato una biopsia. Nella cella di tre metri per quattro, con pareti bianche e aria condizionata l’arredamento è essenziale: scrivania, letto pieghevole, sedia in plastica e tappetino per le preghiere. L’unico lusso, che comunque gli farà rimpiangere il suo vecchio cuoco, sono delle bottiglie d’acqua ghiacciata.