L’ex leader dei goliardi che ha scalato il ministero dell’Istruzione

Giovanni Ricevuto, viceministro con la Moratti, è uno dei pochi socialisti al governo. «Ancora adesso mi sento craxiano»

Tonico e snello, il viceministro all’Istruzione, Giovanni Ricevuto, spalanca il palmo, allunga scattante il braccio e mi stritola la mano. Conserva intatto lo stile ginnico dei socialisti anni '80 che incarnò divinamente Claudio Martelli. Capelli a spazzola, blazer scuro, cordialità dinamica che sparge un clima propizio. «Vuole un caffè? Sieda dove vuole. Spengo il cellulare. Nessuno ci disturberà».
Sessantaquattro anni, come 50, il messinese Ricevuto è un ex senatore del Psi degli anni di Craxi. Dal '94 mancava dalla scena nazionale. L’anno scorso ha fatto il grande rientro nel governo come rappresentante del Nuovo Psi di Gianni De Michelis.
«Che ha fatto di grandioso per diventare addirittura viceministro?», chiedo, sedendo su una poltrona di cuoio biondo, davanti alle tele astratte che tappezzano le pareti. Siamo nella sede distaccata dell’Istruzione all’Eur e la modernità è d’obbligo.
«Milito in un partito che fin dal primo vagito ha un rapporto leale con Fi, la formazione con cui un socialista liberale ha le maggiori affinità», dice Ricevuto con tono vivace e busto eretto.
«Non spiega ancora come sia balzato sulla poltrona di viceministro», insisto.
«Nel 2003, ero candidato sindaco di Messina. Avevo buone possibilità. Invece, mi sono ritirato per favorire il candidato della Cdl che poi ha vinto. Grazie anche al mio gesto», e mi sorride allusivo, come si fa tra uomini usi di mondo.
«Ricompensato con la poltrona al governo per quella rinuncia?», sorrido furbo anch’io.
«Ricompensare, è inelegante. Diciamo che era una medaglia. Qualcosa che suscita gratitudine», dice con tono amabile e la muta preghiera di non essere brutale.
«E De Michelis l’ha imposto. Siete amiconi?».
«Dall’università. Ero presidente provinciale dell’Ugi, Unione goliardi italiani, di cui Gianni era presidente nazionale. Dell’Ugi hanno fatto parte, in anni diversi, Lino Jannuzzi, Pannella, Craxi».
«Poi, buttato il cappelluccio a becco, è diventato socialista».
«Siamo socialisti di cinque generazioni. Mio nonno, mio padre, io, i miei figli e nipoti».
«Sempre stato craxiano?».
«Ho cominciato lombardiano, come De Michelis. Lombardi è morto, è venuto Craxi e, quando ha regnato lui, non c’era che la sua corrente. Ma sono stato un craxiano sincero e lo sono ancora», dice sempre brioso e i capelli in su come creste di galletto.
«Il figlio di Craxi, Bobo, vi ha lasciati per la sinistra».
«Non so con chi sia andato, né con chi possa andare», dice secco.
«Non sta con lo Sdi di Boselli?», stupisco.
«Boselli non lo vuole. Quando un mese fa approdò da lui, sono arrivati i radicali e hanno adottato il simbolo della rosa in pugno. Bobo si è inalberato: “Dov'è il garofano di papà?”. E su questo hanno litigato».
«Se non è nello Sdi, dove si è cacciato?».
«Me lo danno dalle parti dell’Udeur. Ma non è detto che Mastella se lo prenda».
«Vagola, povero Bobo», mi intristisco.
«Un apolide. Un Nessuno, come il naufrago Ulisse. E c’è di peggio. Anche il suo sostenitore, il calabrese Zavattieri, che aveva lasciato con lui il Nuovo Psi, lo ha abbandonato».
«E Zavattieri dov’è finito?»
«In zona Margherita».
«E Bobo senza Zavattieri che fa?».
«Non conta più niente. Gli sono venuti a mancare i voti della Calabria e non sa come farsi rieleggere nel 2006», dice Ricevuto senza pietà.
«Nel congresso della scissione De Michelis è stato molle. Ha o no, la stoffa del leader?», chiedo.
«Lo stimo, ha carisma, ma è stato ondivago. Ha dato troppo retta a Bobo, dando l’impressione che tutto il Nuovo Psi potesse passare a sinistra. Non è affatto così. I socialisti a sinistra non ci possono stare. C’è un abisso tra ex comunisti, prodiani, popolari e i socialisti, come noi, di stampo craxiano».
«Dopo l’alleanza di Boselli coi radicali, l’unità socialista è ancora all’ordine del giorno?».
«Coi radicali è tutto più difficile. Con loro siamo stati vicini su divorzio, aborto e, ahimè, sul nucleare. Ma su droga e matrimoni gay, siamo agli antipodi».
«Stefania Craxi è entrata nella Cdl. Ma ha scelto Fi, non voi».
«Stefania dice che non si può più ricostituire il Psi. Condivido. I socialisti liberali hanno più possibilità di esistere all’interno di Fi».
«Sta dicendo di sciogliere il Nuovo Psi in Fi?».
«È presto. Intanto, rafforziamo l’alleanza col Cav per le elezioni 2006. Poi, si vedrà», dice cauto, come se si fosse spinto troppo avanti.
Parla da berlusconiano.
«Sono grande estimatore del Cav».
Che pensa di lui?
«Non vorrei fare una sviolinata».
La faccia, se la Musa la ispira.
«Mi è molto simpatico. Anche nei suoi atteggiamenti impolitici e goliardi. Più lo vedo e più lo apprezzo. Mi è piaciuto come presidente del Consiglio. Ora però si applichi a far sapere il tanto di buono che ha fatto».
Con lui sono fioccati scandali finanziari: bond argentini, Cirio, Tanzi, Fiorani. Iella?
«Manovre ad arte per addensare nubi sul governo e creare pessimismo. La centrale cataclismi è dalle parti dell’opposizione».
Tanzi e Fiorani, enormi imbrogli padani. C'è un'emergenza morale del Nord Italia?
«Si parla male del Sud e della Sicilia. Non mi sembra che al Nord ci sia tanta differenza. La questione morale nordista c’è. Tanto più grave perché lì è il grosso dell’economia. Al confronto, le ruberie del Sud sono bazzecole».
Da voi si fanno affari con coppola e canne mozze, al Nord con plusvalenze e accrediti fasulli. Bell’Italia.
«Amate sponde... Non tollero questi termini per la mia regione».
Lei è delicato.
«Lei, un bruto».
La scuola ha le sue colpe. Non forma i cittadini.
«Con la Moratti, c’è stata un’azione massiccia per una cultura della legalità. Incontri continui tra studenti, magistrati, avvocati».
Va inculcata alle elementari.
«La riforma prevede l’educazione civica. Poi, c’è l’ora di religione».
Bah. Fazio va in chiesa tre volte al dì. Fiorani ha portato in carcere la Bibbia.
«Prega Dio e fotti il prossimo, si dice in Sicilia. Talvolta, la religione serve a lavarsi la coscienza e a non farsene l’esame. Tre Pater, cinque Ave e finisce lì».
Tutti questi politici clienti della Popolare di Lodi...
«Lo sono anch’io, da anni».
Olè.
«E mi sono trovato i 30 euro in meno spalmati da Fiorani per rimpinguare i conti suoi e degli amici. Se le accuse sono vere».
Letizia Moratti?
«Uno dei migliori ministri del governo e tra i migliori dell’Istruzione».
La riforma universitaria suscita alti lai.
«Opposizione e Cgil criticano pregiudizialmente per dare addosso al governo. Proteste a prescindere, ammantate di alte parole».
Contrari anche i rettori.
«La riforma pesta i piedi a molti baroni, ma è condivisa da gran parte del mondo accademico».
La Moratti tira i remi in barca e si candida sindaco di Milano.
«Non si dimetterà prima che sia concluso il cammino della riforma. Come sindachessa, la vedo benissimo. Vincerà a piene mani».
Nei giorni scorsi, lei si è battuto a Messina per Ragno, il candidato sindaco della Cdl. Complimenti: ha vinto Genovese dell’Ulivo.
«Sono stati commessi errori madornali. La Cdl ha avuto un eccesso di sicumera e ha trascurato il sentire della gente».
Al sodo?
«Messina è moderata. Scegliere un candidato di An, è stato un errore. Ragno è un bravissimo ragazzo, ma l’etichetta di An gli ha nuociuto. Anche il sindaco precedente, poi sospeso, era di An. La gente si è sentita presa per i fondelli».
La «terzietà» di Raf Lombardo vi è stata fatale. Che aspettate a portarlo dalla vostra parte?
«Non credo sia recuperabile. Do per scontato che sia già nell’Ulivo. Purtroppo».
Voleva solo alzare il prezzo.
«Un alleato leale non alza il prezzo. Fa, come ho fatto io: lascia via libera al candidato della parte a cui appartiene».
Per le elezioni siciliane del 2006, chi è miglior candidato governatore Cdl: l’uscente Cuffaro o madame Prestigiacomo?
«Ottimi entrambi. Ma Cuffaro ha più consenso personale».
La sinistra, scegliendo la Borsellino, rigioca la carta politica della lotta alla mafia.
«Solita solfa di guardie e ladri. Insopportabile uso strumentale di mafia e antimafia. Tipico della sinistra».
Riavremo Leoluca Orlando, primavere di Palermo, Caselli e fiaccolate?
«Mancano le condizioni e manca l’ispiratore di quel periodo: padre Pintacuda che, prima di morire, aveva radicalmente rinnegato quell’esperienza».
La camorra napoletana con 190 omicidi l’anno, surclassa la mafia che ne fa «solo» qualche decina in Sicilia. Ma a Napoli nessuno fa politica con l’anticamorra. Com’è?
«La mafia ha radici più antiche. Ciò spiega che la si utilizzi in politica. Ma non giustifica che ci si confronti solo su questo. Basta coi professionisti antimafia».
Come finirà nel 2006?
«Si dava certa la vittoria dell’Ulivo e i vari Bobo Craxi hanno fatto il salto della quaglia. Ma la Cdl è in rimonta e vincerà».
Il Nuovo Psi andrà al voto da solo o nelle liste di Fi?
«Per Fi, è presto. Penso a un’alleanza con la Dc di Gianfranco Rotondi e Nuova Sicilia di Bartolo Pellegrino per superare lo sbarramento del due per cento imposto dal proporzionale».
Se vince Prodi che si aspetta di buono?
«Di buono, niente. Ma almeno che mantenga le nostre riforme. Siccome però non ci conto, spero davvero che non vinca».