L’ex moglie accusa: «Diego rovinato da Fidel Castro»

La «mano de Dios» ha bisogno che Dio gli offra ancora una mano; magari la destra, visto che la sinistra gliel’ha già prestata nell’86 per beffare l’Inghilterra. Ma per aiutare Maradona a salvarsi da se stesso e dalla sua variegata corte di sfruttatori, più che Dio (che di mani ne ha solo due) ci vorrebbe la dea Kalì. Diego ha bisogno infatti di innumerevoli braccia divine che, di volta in volta, riescano a tirarlo fuori dai baratri in cui è precipitato e continua a precipitare.
L’ultimo stadio è ora quello della pazzia, e verrebbe quasi da sorridere amaramente pensando che questa parola - «stadio» - è sempre stata per il calciatore più grande del mondo sinonimo di gioia. Oggi, invece, Maradona è un uomo depresso «affetto da gravi disturbi psichici»: insomma, quello che un tempo si chiamava semplicemente «pazzo». E «matto» - anche se, inizialmente, non nell’accezione patologica del termine - Maradona lo è sempre stato; un po’ perché un genio come lui non può essere una persona «normale», un po’ perché un campione «schiavo dei vizi» faceva comodo a tanti. Dalle prime sniffate di coca alle amicizie camorristiche; dai figli fatti e non riconosciuti all’alcolismo.
Attorno al «pibe de oro» - oggi come ieri - la solita canèa (cambiano le faccie, ma lo spirito vorace è sempre lo stesso) che cerca di grattare le ultime schegge di un filone aurifero ormai estinto. La grande miniera che regalava ricchezza è diventata un vecchio rudere pronto a crollare sotto il peso di un’esistenza fatta di meravigliosi gol, ma pure di altrettanti drammatici autogol.
Intanto ieri Diego ha trascorso il suo primo giorno nella clinica Avril, l’istituto psichiatrico di Buenos Aires dove è stato ricoverato. L’ex moglie sostiene che a ridurlo in queste condizioni sia stata la sua lunga permanenza a Cuba, dove tre anni fa si era rifugiato nella speranza di chiudere con la coca. «La sua amicizia con Fidel Castro gli è stata più di danno che di aiuto - accusa Claudia Villafane -. Sull’isola ha iniziato a bere e a fumare sigari, mentre la droga entrava liberamente proprio nell’ospedale in cui Diego doveva disintossicarsi». Implacabile la foto e il titolo in prima pagina del quotidiano messicano Record: «Diego se drogaba en la clinica cubana».
Nove giorni fa Maradona è stato trasportato d’urgenza nell’ospedale Los Arcos, dov’è rimasto fino all’altroieri per un’epatite causata da un eccessivo consumo di alcol; Diego ha poi acconsentito a essere trasferito nella clinica Avril per proseguire la terapia disintossicante.
Il suo medico personale ha detto: «Credo che saranno le sue ultime cure». Una frase che mette i brividi.