L’ex moglie ora è lesbica. Il marito rivuole il figlio

Il padre chiede l’affido: "Lei vive con un’altra donna, così non lo educa". Il giudice prende
tempo e nomina
un perito per
verificare come
viene allevato
il ragazzo

da Savona

«Ho scoperto che mio figlio dodicenne vive con due mamme. Ma la situazione è un po’ particolare: una è la mia ex moglie, l’altra è la sua compagna, amica, amante. Insomma: sono due lesbiche. Non può andare avanti così, bisogna rivedere l’affido»: è così che si è rivolto al tribunale un savonese quarantenne per togliere il bimbo alla madre, cui era stato affidato dopo la separazione dei genitori. Una separazione a suo tempo chiesta e ottenuta, pare, anche per via di certe inclinazioni della donna che avevano esasperato il marito. Ed erano sfociate nel calo del desiderio, fino all’interruzione dei rapporti coniugali. Inevitabile il ricorso agli avvocati e ai giudici per certificare la fine ufficiale dell’unione e il destino dell’unico figlio della coppia.
A quel punto, è intervenuto lo scrupolo del magistrato che, anziché procedere come nella stragrande maggioranza dei casi affidando senza troppe formalità il bambino alla madre, si è premurato di svolgere indagini, chiamare testimoni, ascoltare il parere di maestre, parenti e amici della coppia, fino al punto di interrogare con discrezione il bambino stesso, per approfondire al massimo le sue esigenze e i suoi desideri. Alla fine, è intervenuta la decisione: il piccolo - questa, in sostanza, la motivazione alla base della sentenza - andrà ad abitare con la mamma, che fornisce il massimo delle garanzie e delle attenzioni nei confronti del figlio. E inoltre, si deve ritenere che la vita con la mamma possa anche rappresentare l’atmosfera più adatta alla sua educazione e alla sua crescita, senza traumi. Tale decisione pareva a tutti - papà escluso, naturalmente - la migliore possibile. Ma lui, il quarantenne savonese, non s’è mai rassegnato. Si è messo ripetutamente a «monitorare» la ormai ex moglie, ha fatto appostamenti, ha raccolto indizi, e anche - a suo dire - «ampie prove» sul comportamento e, in particolare, sulle abitudini sessuali della madre di suo figlio. In pochi mesi è arrivato al riscontro finale, o almeno a quello che a lui è sembrato tale: la prova provata. Il suo racconto, davanti al giudice Fiorenza Giorgi cui si è rivolto per ottenere l’annullamento dell’affido, è particolarmente documentato, fin nei minimi particolari: «Guardi, le ho viste entrambe, si scambiano effusioni. Non ci sono dubbi. Dovete toglierle mio figlio che non potrà crescere come si deve, ricevere l’educazione giusta se vive con due lesbiche». Ma la dottoressa Giorgi, che ha preso a cuore la faccenda ben al di là del dovere d’ufficio, ha messo subito dei paletti: «Non ne faccio certo una questione di amore omosessuale o eterosessuale - ha chiarito subito -. E poi, un omosessuale, uomo o donna che sia, può anche essere un genitore migliore di un eterosessuale. In questo caso, invece, bisogna approfondire l’interesse vero ed esclusivo del bambino, rispetto alla vita di oggi e a quella futura». Non si è fermata qui, Fiorenza Giorgi: ha voluto e ottenuto di nominare un consulente tecnico per accertare la situazione in tutti i suoi aspetti, ascoltando tutte le versioni e i pareri prima di arrivare a quella che sarà la decisione definitiva. Troppo importante, anche per il giudice, l’avvenire di un dodicenne che si ritrova al centro di uno scontro tra due che per lo stato civile sono estranei, ma per lui sono e resteranno sempre papà e mamma. Pur senza essere mai stati, forse, una famiglia.