L’ex moglie racconta lo Sciacallo: «Paranoico e pessimo amante»

Nel libro «Anni di terrore» Magdalena Kopp, compagna del famigerato Carlos, conferma il ruolo dei regimi comunisti nel sostenere il terrorismo internazionale

da Berlino

«Spesso dopo un’azione terroristica, lui si rifugiava a Berlino Est. Al di là del Muro era al sicuro e lì lo aspettavo. La Stasi ci proteggeva, potevamo muoverci liberamente, senza rischi». Lui è Illich Ramírez Sánchez, alias Carlos lo sciacallo, negli anni Settanta e Ottanta il terrorista più ricercato del mondo, l’autore di stragi paurose e di imprese da brivido come il sequestro nel 1975 dei ministri del Petrolio riuniti a Vienna per la conferenza dell’Opec. E la persona che lo aspettava al di là del Muro è Magdalena Kopp, la donna che ha vissuto con Carlos per tredici anni e che ora racconta la sua vita con lo sciacallo in un libro, «Anni di terrore», la cui uscita imminente è preceduta da una lunga intervista concessa al quotidiano Bild Zeitung.
Tedesca, un tempo militante nei movimenti dell’estrema sinistra di Francoforte, la Kopp è oggi una donna sulla sessantina che ha ripudiato il suo passato di terrorista dopo aver scontato una lunga pena detentiva in Francia per un attentato a Parigi. Il suo racconto non contiene rivelazioni clamorose. Ma è ugualmente interessante perché conferma una volta di più, attraverso una testimonianza diretta, l’appoggio che i regimi comunisti diedero al terrorismo internazionale e alle stragi commissionate a Carlos dai servizi di alcuni Paesi del Medio Oriente.
«La Stasi non ci ha mai utilizzato però ci permetteva di usare il territorio della Ddr come rifugio e base operativa. A Berlino Est Carlos teneva i contatti con i Paesi arabi e con altri movimenti terroristici tra cui l’Eta degli indipendentisti baschi. La città al di là del Muro era uno specie di luogo d’incontro del terrorismo internazionale, lì venivano pianificati gli attentati e lì avvenivano i pagamenti agli esecutori delle stragi. Spesso Carlos si recava anche a Bucarest per procurarsi documenti falsi, una specialità dei servizi romeni».
Catturato in Sudan nel 1994, Carlos fu estradato in Francia dove è stato condannato all’ergastolo per l’uccisione di due poliziotti nel 1975. Uno dei tanti conti con la giustizia. Secondo il Bild Zeitung, sarebbero più di 1.500 le vittime delle stragi e dei dirottamenti riconducibili a Carlos e al suo gruppo. Una vita accompagnata da una lunga striscia di sangue ma sempre vissuta nell’agiatezza.
«Carlos si faceva pagare molto bene dai suoi committenti», racconta la sua ex-compagna. «Pasteggiavamo a base di champagne e caviale, trascorrevamo lunghi periodi in ville con piscina o in grandi alberghi. Quando eravamo nei Paesi arabi, le spese venivano pagate dai governi che ci ospitavano. Nella Ddr invece dovevamo pagare noi i conti, ma i soldi non ci sono mai mancati. Ricordo che una volta ricevette una grande somma dalla Libia e un’altra 200mila dollari in contanti dai servizi iracheni».
Occhi verdi, capelli corvini, lineamenti marcati che rivelano un carattere ribelle, un volto oggi segnato da rughe profonde ma che un tempo doveva essere capace di sedurre, la Kopp, che ha anche avuto una figlia da Carlos, distrugge la leggenda secondo la quale lo sciacallo era un grande conquistatore di donne. «La mia attrazione per lui - racconta nell’intervista - nasceva da una mia malattia interiore, da un mio bisogno perverso di sentirmi ostaggio, prigioniera. Quanto a lui è sempre stato un amante mediocre. I primi tempi prima di fare l’amore metteva la pistola sul tavolo. Diceva di essere un rivoluzionario, un vero comunista. In realtà era un reazionario, un macho dalle idee ristrette come tutti i terroristi che ho conosciuto».