L’ex parlamentare "pentito": quante ombre sui fondi pubblici

I soldi, i maledetti soldi del partito. Quante rotture, quante
inimicizie con ex collaboratori, quanti veleni intorno a Tonino per
colpa dei soldi. È l’accusa più frequente tra gli ex Idv: poca
trasparenza nella gestione delle casse del partito, poca democrazia
nella distribuzione delle risorse

Roma I soldi, i maledetti soldi del partito. Quante rotture, quante inimicizie con ex collaboratori, quanti veleni intorno a Tonino per colpa dei soldi. È l’accusa più frequente tra gli ex Idv: poca trasparenza nella gestione delle casse del partito, poca democrazia nella distribuzione delle risorse. Notevoli risorse, peraltro, che aumentano proporzionalmente con l’aumentare dei voti, recentemente raddoppiati. Significa molti milioni di euro per il rimborso elettorale, versati dalla Camera al legale rappresentante del partito (l’onorevole Silvana Mura), dopo l’autorizzazione dei segretari di presidenza della Camera (tra cui, l’onorevole Silvana Mura).
Ma non ci sono solo quei soldi, tanti, legati alle elezioni politiche, regionali e europee. C’è un’altra fonte di «introiti» per il partito e per l’associazione di famiglia che si è sovrapposta al partito Idv grazie a uno statuto molto ambiguo. Sono i rimborsi per i gruppi parlamentari dell’Idv, circa 5 milioni di euro all’anno erogati dal Parlamento come fondo per la funzionalità del gruppo dei senatori e dei deputati eletti con Tonino. Ma chi li incassa? Ovviamente il partito, che però non presenta il conto ai parlamentari. Una pratica non proprio trasparente. «I gruppi sono equiparati ad associazioni, e quindi come associazioni avrebbero diritto a vedere una rendicontazione delle spese - racconta un ex parlamentare “pentito” dell’Idv -. Nel partito di Di Pietro però non è mai successo, la segreteria prende i finanziamenti destinati ai due gruppi parlamentari senza che i parlamentari sappiano né quanto sia stato incassato né come sia stato speso né quanto resti da utilizzare. Ma la legge dice che le associazioni devono dare rendicontazione agli associati, in questo caso in parlamentari, ai quali andrebbe presentato un bilancio dell’attività. Anche perché, appunto, non tutto viene speso per pagare i dipendenti impiegati nelle due Camere, e quel che resta dovrebbe essere messo a disposizione dei parlamentari come fondo per iniziative politiche. Invece questo non è mai successo nel partito di Di Pietro, e so che non succede neppure ora. A fine anno Di Pietro e la Mura dovrebbero riunire i due gruppi, mostrare i conti e chiedere: abbiamo incassato 100, abbiamo speso 90, cosa facciamo dei 10 rimanenti? Invece tutto avviene nella mancanza di trasparenza. Può essere che anche altri partiti lo facciano, il punto è che il capo dei moralisti non può farlo».
Tra l’altro, avendo 43 tra deputati e senatori, a Tonino spettano circa 5 milioni di euro l’anno come rimborso per i gruppi parlamentari. C’è anche chi pensa che dietro la scelta di Tonino nel 2008, subito dopo le elezioni, di non fare un solo gruppo Pd-Idv, ci sia stato un calcolo economico. Il «pentito» però sa un’altra cosa, legata al congresso dell’Idv. «Di Pietro ha detto che toglierà il suo nome dal simbolo, lo ha detto già molte volte e non lo ha mai fatto. So che stavolta c’è un piccolo trucco pronto. Alcuni deputati hanno già pronta una mozione per chiedere che il nome venga tenuto. Così Di Pietro potrà far finta di voler democratizzare l’Idv, ma di non riuscire a farlo perché è la sua base a volerlo come capo carismatico. Un trucchetto, uno dei tanti».
A dire il vero, c’è anche una terza fonte di ricavo per l’Idv (come per tutti i partiti del resto). Parliamo dei versamenti che ogni mese i parlamentari fanno al partito, circa 1500 euro prelevati dallo stipendio di onorevoli e senatori, come finanziamento per le sedi regionali. In totale significa che ogni mese i parlamentari versano 52mila e passa euro al partito. In un anno fanno 600mila euro. Altri quattrini che, stando alla denuncia dell’ex parlamentare «pentito» di Tonino, finirebbero nel calderone dei rimborsi ricevuti senza «trasparenza».