L’ex prefetto ancora senza squadra ma in giunta non gradisce il Nobel

Per il Comune pensa a un portavoce sul «campo» che gli riferisca i problemi

A ogni domanda dà sempre la stessa risposta. Bruno Ferrante continua così a sostenere che «la città non è una azienda», che «privato è brutto e pubblico è bello» e che, lui, «non è un sindaco di ferro». C’è però una domandina che non ha mai risposta: quella sulla squadra di governo qualora dovesse vincere le primarie del centrosinistra. L’ex prefetto ripete ai cronisti che preferisce rinviare al dopo 29 gennaio e, perché no, magari ancora più in là. Evidente l’imbarazzo dell’aspirante sindaco - intervenuto a un convegno dell’Acli - che non ha ancora ricevuto istruzioni dalla Quercia e che, comunque, non gradirebbe avere in giunta Dario Fo.
Già, non sarebbe una convivenza facile quella tra il «questurino», come Fo definisce Ferrante, e il premio Nobel. L’ennesima prova è in questo intervento di Fo alla Camera del Lavoro, davanti ai comitati di quartiere: «Temiamo che il vincente non avrà la determinazione di tenere fede sino in fondo a quello che ha promesso, noi testimoni, a proposito della difesa di questa grande trasformazione: l’impegno assoluto di voler a ogni costo liberarci dall’aria malsana, dal caos del traffico». Promesse firmate da Ferrante anche nel suo intervento alla platea delle Acli, dove ha tra l’altro garantito la costruzione di case non per dare rifugio ai cittadini, aiuto e sicurezza ai bambini e agli anziani, e la volontà politica «di dare alle zone maggiori poteri». Impegni su impegni di chi, secondo il suo competitor Fo, si dice pronto a «spaccare la logica di una Milano fatta di un centro, isola di benessere, e una periferia dormitorio e palestra di criminalità».
Programmino davvero niente male, da libro dei sogni che quindi spinge Fo a porsi un interrogativo: se quelle di Ferrante sono «solo belle parole» snocciolate gratuitamente. La risposta? Silenzio seguito dall’ennesima promessa: «Serve un portavoce del sindaco al contrario. Sì, un portavoce “al” sindaco che stia sul territorio e che gli riferisca i problemi nei quartieri» altrimenti, continua Ferrante, «il sindaco rischia sempre di essere tagliato fuori dalla città». Come dire: una nuova figura da far pagare ai milanesi.
Prezzo mai troppo salato, naturalmente: «Il Comune dev’essere un volano per mettere in moto le energie della città». Bell’immagine che provoca gli applausi dei presenti nel salone Acli di via della Signora. Tutto bene se Milly Moratti non ricordasse che «“volano” è una parola che ho sempre usato per cinque anni di consiglio comunale e che adesso Ferrante fa propria, pensando come me alla creazione di processi per lo sviluppo». Risultato? Gli applausi per l’ex prefetto si smosciano e, magari, anche la possibilità che l’ambientalista Moratti metta un piede nella giunta Ferrante.