L’ex premier: «C’è un Paese diviso a metà. Se io lasciassi, quel 50% di italiani che ci ha votato e quel 25% che mi vuole bene non me lo perdonerebbe» «Costretto a restare, non c’è un altro leader» Silvio Berlusconi parla del futuro del centrode

«Se Prodi cade serve un governo di larghe intese». «Calciopoli? Solo una montatura»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il labirinto delle libertà. È questo il titolo del libro che il leader della Cdl, Silvio Berlusconi, si appresta a scrivere nel corso delle sue vacanze estive in Sardegna.
«I miei collaboratori - ha spiegato - stanno ricercando il materiale più opportuno ed io farò le annotazioni politiche. Voglio spiegare quanto è tortuoso ma quanto è importante il cammino e l’impegno per difendere le libertà». Lo scopo della pubblicazione è realizzare una raccolta «che racconti tutti i rischi e gli ostacoli per la libertà dal fascismo in poi».
Ma la volontà di dedicarsi alla letteratura non è il primo passo di un disimpegno. Al contrario, si tratta di una delle prime mosse per il rilancio della propria battaglia. Al di là delle scaramucce con i suoi alleati della Casa delle Libertà, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. «Non è questione di fidarsi, è che un altro leader non c’è. Solo io riesco a tenerli tutti insieme. E quindi resterò», ha aggiunto ricordando che «c’è un Paese diviso a metà e se io lasciassi quel 50% di italiani che ci ha votato e quel 25% che mi vuole bene non me lo perdonerebbe».
Silvio Berlusconi ha ribadito quindi la necessità di riproporsi come guida del centrodestra in quanto unico catalizzatore delle anime della coalizione. Un ruolo sempre più importante considerata la fragilità del governo Prodi e la possibilità di un ritorno alle urne.
Non prima del 2009 però. Prima sarà necessaria una transizione per la riscrittura della legge elettorale. «Se Prodi dovesse cadere - ha sottolineato - non ci sono le condizioni per una grosse Koalition. L’unica possibilità che vedo è un governo tecnico di larghe intese che duri un anno e mezzo o due: quello che serve per riscrivere la legge elettorale. Serve una legge elettorale che garantisca la stessa maggioranza per la Camera e per il Senato». Il modello tedesco è stato considerato. «Il paradosso - ha detto - è che io che ho reso possibile il bipolarismo nel ’94, mi trovo a constatare che forse sarebbe meglio una grande coalizione che tagli le ali estreme anche se le condizioni politiche non esistono».
La caduta di Prodi è solo questione di tempo. «Così - ha affermato - è evidente che non si può più andare avanti. Questa maggioranza è divisa su tutto. Io penso che già sulla Finanziaria non ce la faranno». Proprio per questo motivo, l’ex premier ha avvertito le sollecitazioni della base che lo vorrebbe sempre in prima linea per accelerare la disfatta del centrosinistra. «Io fatico - ha dichiarato - a fare l’oppositore. Dopo cinque anni di governo non posso mettermi a fare il Masaniello che porta la gente in piazza. Chi ha avuto responsabilità di governo vede le cose in modo diverso».
Anche Silvio Berlusconi ha avuto qualche perplessità sull’indulto. Le posizioni di An e Lega rischiano di erodere consensi in quella parte dell’elettorato di Forza Italia che vede nel provvedimento di clemenza una sorta di colpo di spugna. Alla fine, però, il Cavaliere si è detto soddisfatto del testo approvato alla Camera: «La situazione nelle carceri è tale che non c’era altra soluzione. Abbiamo fatto bene a andare avanti».
Quote rosa? Troppe polemiche sulle neodeputate forziste. «Guardate - ha detto - gli articoli che hanno scritto su Mara Carfagna. Secondo me alla fine sarà la migliore deputata della legislatura». La tentazione del buen retiro è perciò di là dal concretizzarsi. «Ho una casa ad Antigua. Una barca da sei anni ormeggiata nel Pacifico. Sono costretto a restare perché nel centrodestra un altro leader non c’è». Gli rimane il pollice verde. «Ho seminato 300 camelie. Quattro cerchi con alternate pietre e camelie. Sono io il Signore delle camelie». Il Cavaliere è intervenuto anche sull’argomento Calciopoli: «È stata tutta una montatura. Italiani autolesionisti».