«L’ex premier? In Spagna ormai lo snobbano tutti»

C’è un’unica ricetta contro la crisi: tagliare

C’è un clima strano in Spagna. «Un’atmosfera da titoli di coda. Da finale». Fernando Garcia Sanz, storico e direttore della prestigiosa Csic, scuola spagnola di storia e archeologia a Roma non è sorpreso, se lo aspettava. Nonostante gli otto anni di zapaterismo, sbandierato e mitizzato dalla nostra sinistra, oggi in Spagna nessuno parla di lui. Eppure sono passati pochi mesi da quando se ne è andato. Oggi gli intellettuali lo snobbano, praticamente lo evitano.
Che fine hanno fatto i sostenitori dello zapaterismo?
«Sono scomparsi. Non si vede più nessuno. Ma la cosa peggiore è che a sparire è la figura di Zapatero. Nessuno ne parla più. È l’oblio, peggio di una condanna. Dicono che non c’è peggior disprezzo che l'indifferenza. É vero. E a Zapatero sta succedendo questo. Poi chiaramente tutto questo cambierà. Con gli anni si tornerà ad analizzare le riforme che il suo governo ha fatto. Ma ci vorrà del tempo. Per ora gli spagnoli sono ancora troppo coinvolti, non riescono ancora ad essere obbiettivi».
Come sarà la politica di Rajoy?
«In caso di vincita sicuramente il punto principale sarà l'economia. Avviare le riforme e ridare posti di lavoro sarà la sua priorità. Non credo però che molte delle riforme progressiste realizzate da Zapatero verranno cambiate».
Finalmente la Spagna tornerà ad occuparsi di economia?
«Attenzione: Zapatero ha affrontato il tema dell’economia. Solo che lo ha fatto in un certo modo, rispettando l’ideologia socialdemocratica, usando un approccio meno ortodosso. Un metodo che però non ha funzionato perché la capacità di manovra era troppo stretta».
Il Pp si appresta a stravincere. È la vittoria del partito dello spread?
«In questi mesi ho avuto l’impressione di assistere ad un gioco falso. Ci hanno fatto credere che c’erano soluzioni diverse per risolvere la crisi economica. Ma non è vero. Le regole in una comunità sono ferree, la possibilità di manovra è quella, non puoi inventare soluzioni. Lo abbiamo imparato sulla nostra pelle in questi mesi di crisi. L’unica ricetta possibile è tagliare. Tagliare e fare sacrifici. E ogni partito deve fare i conti con questa realtà contingente. E a pagare sono stati tutti i governi al potere. Sia di destra che di sinistra. Lo stesso che è successo da voi in Italia».
Qual è stato l’errore più grande di Zapatero?
«Il grande ritardo nell’attuare le riforme. Che poi è lo stesso errore del governo Berlusconi. Zapatero ha tentato di fare qualcosa, di riattivare l'economia con il “Plan E“, ma non ha funzionato. C'era un indebitamento alla base che ha determinato il fallimento. Così Zapatero ha dovuto fare un passo indietro, tornando alle regole dettate da Bruxelles. A maggio ha dovuto accettare la triste realtà e arrendersi: tagliare gli stipendi ai funzionari fino al dieci per cento, congelare le pensioni. È stato quello l'inizio della fine di Zapatero».
Perchè Rubalcaba non ha possibilità di vincere?
«Perché è stato vice di Zapatero e gli elettori continueranno ad associarlo al passato. Insomma non è un “uomo nuovo“, anche se è un buon politico, presente sulla scena dal 1982. È in gamba, ma paga il legame con il governo uscente».
Sarà una maggioranza schiacciante?
«Sì, secondo i sondaggi sarà una maggioranza schiacciante, e questo adesso può essere un bene per il Paese che dovrà attuare riforme difficili. E la gente forse questo lo ha capito. Da noi, a differenza dell'Italia non ci sono molte sfumature, e il gioco della politica si ferma alle possibilità di governo di popolari e socialisti».
L’asse franco-tedesco in questi mesi ha spesso dettato le condizioni. Un problema per Paesi come l’Italia e la Francia?
«Non mi sorprende. Il loro legame era forte anche prima. Solamente che ora, da quando è scoppiata la crisi, il loro asse è diventato più palese. Il problema è che i Paesi europei devono pensare ad una integrazione finanziaria più forte, perchè altrimenti la nostra moneta sarà sempre debole».