«L’ex raìs merita la forca I pseudogarantisti smettano di mescolare le carte»

Shorsh Surme, esule curdo in Italia: «Ma quali violenze, con la sua morte tornerà la pace»

Shorsh Surme, 43 anni, vive in Italia dagli inizi degli anni Ottanta, quando scappò dall’Irak a causa di Saddam Hussein. Curdo di un’antica famiglia di politici e intellettuali di Erbil, non ha peli sulla lingua nel dirsi favorevole alla condanna a morte per il deposto rais e nel denunciare l’ipocrisia di molti politici occidentali.
Cosa pensa della pena di morte a Saddam Hussein?
«Per trentacinque anni ha massacrato i popoli dell’Irak, curdi, sciiti, anche molti sunniti, cristiani caldei e turcomanni, non si meritava altro che la pena di morte. In questi ultimi giorni ho letto e sentito delle cose sconcertanti come il fatto che il processo non sia stato trasparente e i giudici fossero finanziati dagli Stati Uniti. Ho seguito tutte le quaranta udienze e per un Paese come l’Irak è stato un processo equo e giusto».
Qualcuno ha parlato di giustizia dei vincitori americani.
«I cosiddetti garantisti stanno cercando di mescolare le carte. Conosco personalmente uno dei presidenti della Corte che ha condotto una parte del processo e garantisco che è un magistrato assolutamente indipendente. Il giudice che ha letto la sentenza capitale era il presidente dell’ordine degli avvocati ai tempi di Saddam».
Come giudica le tante voci che si stanno levando in Occidente per salvare l’ex rais dalla forca?
«Vivo in Occidente da ventisette anni e sono cittadino italiano, ma penso che si tratti di un atteggiamento ideologico. Nel caso la sua famiglia fosse stata massacrata, vorrei chiedere al presidente del Consiglio Prodi quale sarebbe stato il suo atteggiamento nei confronti del responsabile. Le dichiarazioni di D’Alema, di Prodi, di Zapatero sono contraddittorie. Da una parte riconoscono i crimini di Saddam e poi lanciano appelli affinché non sia giustiziato. Vadano a chiedere a chi ha perso tutti i suoi cari per colpa della dittatura che cosa pensa della condanna all’impiccagione di Saddam».
È vero che in passato molti non protestarono contro il rais?
«Nell’88 quando ci fu il bombardamento con armi chimiche a Halabja, che causò la morte di 5742 persone e 100mila feriti, molti dei quali uccisi più tardi, noi chiedemmo aiuto a tutti, anche all’Italia. Ma nessuno ci ascoltò, protestò. Dicevano che era stato l’Iran e che Saddam non poteva avere ordinato nulla del genere».
L’ex rais torna alla sbarra per la pulizia etnica dei curdi nel nord del Paese. Solo lui merita la pena di morte?
«In questo processo è coinvolto anche suo cugino, “Alì il chimico”, che merita sicuramente la pena capitale. Documenti e filmati dimostrano come avesse concordato con Saddam l’eliminazione di 180mila persone».
Si teme che l’esecuzione di Saddam possa accentuare il caos iracheno. È d’accordo?
«No, assolutamente no. Il conflitto fra sciiti e sunniti è indipendente dalla sua sorte. Saddam martire del mondo arabo è una fandonia. Anzi, penso che con la sua esecuzione finirà un’epoca di sangue e di tragedie».
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