L’ex senatore lascia gli azzurri: «Così libero la mia coscienza»

Ha gettato la spugna. Con signorilità distaccata, apparentemente senza tradire emozioni: «Sono rimasto in silenzio sino ad oggi, quale semplice iscritto. E come tale restituisco la tessera». La tessera è quella di Forza Italia, il gesto è di Giuseppe Lorenzo, detto Pino, Dallara, già senatore della Lega nord, poi transitato nelle file degli azzurri. Dallara fu anche candidato della Lega alla provincia di Genova nelle elezioni del 21 novembre 1993, quando il Carroccio da solo raccolse al primo turno oltre 168mila voti (30,4%) e al ballottaggio contro le sinistre di due settimane dopo ben 231.267 voti (42,3%). Nessun altro partito politico (singolo) nel dopoguerra, in provincia di Genova, neppure il PCI che qui aveva una delle sue roccaforti, aveva mai raggiunto una percentuale così alta.
Da qualche anno, in effetti, non se ne sentiva parlare. Un’unica «uscita», neanche troppo recente, sulle pagine dei quotidiani, con il suo nome compreso nell’elenco dei beneficiari della pensione da ex parlamentare: per una legislatura, lo Stato gli riconosce la cifra mensile di 3.108 euro. Ora è lui stesso, Dallara, a ricordare le tappe fondamentali della milizia politica, in una lettera indirizzata al coordinatore provinciale e a quello cittadino di Forza Italia: «Nel 1994 sono stato eletto in parlamento con circa 20mila voti di Forza Italia, 10mila della Lega e 8-9mila di altri partiti. Alla fine dello stesso anno - sottolinea ancora - conseguentemente al “ribaltone“ provocato da Bossi e Buttiglione, mi sono sentito in dovere di passare a Forza Italia per coerenza verso quella parte di persone che mi aveva portato in parlamento». Terminata la legislatura, Dallara ha proseguito la strada da iscritto. Fino alle dimissioni: «Nessun danno per Forza Italia» insiste. E conclude, con una punta di amarezza (o forse anche qualcosa di più): «Pagato il mio debito, libero la mia coscienza. Distinti saluti». Nient’altro, per spiegare il distacco.