L’Expo ci fa discutere sullo sviluppo urbano, ma non perdiamo tempo

Non sono più giovanissima, ma mi considero aperta alle novità. Perciò quando la giunta Albertini varò il progetto «City Life» per la vecchia Fiera rimasi favorevolmente colpita. Finalmente, pensai, anche Milano si modernizza, anche Milano avrà dei veri grattacieli, anche Milano «apre» agli architetti internazionali. Insomma mi sembrò un primo passo importante per far ridiventare Milano la capitale culturale d’Italia. Grande è stata perciò la mia meraviglia nel vedere in questi ultimi giorni i tanti attacchi che sono stati portati a questo progetto. A partire da quello di Silvio Berlusconi.

Gentilissima MgG, anch’io mi sono meravigliato non poco di fronte alla presa di posizione di Berlusconi. Pensavo e continuo a pensare, che per Milano, in vista dell’Expo 2015, sia davvero una grande fortuna aver già avviato alcuni grandi progetti architettonici come, appunto, quello della vecchia Fiera con le «torri» di Arata Isozaki, Zaha Hadid e Daniel Libeskind, quello delle Varesine con Porta Nuova, la nuova Regione e il nuovo Comune e Santa Giulia. A questi progetti se ne aggiungeranno altri, penso e spero di pari livello. Ma mi preoccupa non poco che si comincino a mettere in discussione le opere già avviate: sette anni non sono tantissimi con i tempi della burocrazia italiana!
Ma torniamo a City Life. L’intervento di Berlusconi è servito comunque ad aprire un dibattito culturale sul futuro aspetto di Milano. Del resto le discussioni sono inevitabili in questi casi. È successo a Parigi con il Beaubourg (o Centre Pompidou) di Renzo Piano e Richard Rogers; ancora nella capitale francese con la Défense, un enorme edificio-arco di von Spreckelsen e Andreu che suscitò mille polemiche; è successo a Londra con Canary Wharf, un intero quartiere costruito nella vecchia zona portuale dell’Isle of Dogs: con i tre grattacieli più alti del Regno Unito ha completamente modificato la skyline londinese. Polemiche sta suscitando il ponte di Calatrava a Venezia. E mi sono sempre domandato che cosa sarebbe successo al sindaco se Frank Gehry avesse costruito il suo museo di arte contemporanea nel centro di Milano invece che nel centro di Bilbao. I milanesi hanno fatto la coda per andare a vederlo, se lo avessero avuto sotto casa avrebbero aperto una sottoscrizione per abbatterlo. Così vanno le cose in Italia, cara signora. A Milano però, spesso, prevale il buon senso. Speriamo succeda così anche stavolta.

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