É l’export a trainare la farmaceutica

Dal 1988 la crescita delle esportazioni è la più alta nell’industria italiana, con incrmenti superiori al 10% all’anno: più 198% solo dal 1996

da Milano

Meno burocrazia e riconoscimento del ruolo strategico per lo sviluppo economico del Paese. «Chiediamo un quadro capace di ridurre la burocrazia, le leggi e la tassazione, portandole ai livelli dei Paesi più efficienti». Con queste parole il presidente Sergio Dompé ha aperto l’assemblea annuale di Farmindustria, l’associazione degli industriali del farmaco. Un settore che raccoglie oltre 70mila addetti, con più di 200 imprese produttrici di specialità farmaceutiche e 100 di materie prime. Sono 6.250 gli occupati nella sola ricerca, dove sono stati già pianificati investimenti per 1,8 miliardi nei prossimi tre anni. La produzione è di 22,6 miliardi, le esportazioni raggiungono i 12 miliardi.
É l’export a trainare il settore. Dal 1988 la crescita dell’export è la più alta fra i settori industriali, con incrementi superiori al 10% medio annuo (+5,4% la media manifatturiera); dal 1996 l'export è cresciuto complessivamente del 198%; la farmaceutica rappresenta il 37% delle esportazioni italiane a più alto livello tecnologico. Una assemblea affollata: rappresentanti delle istituzioni, politici, economisti, imprenditori. «E un settore vitale che negli ultimi trent’anni ha moltiplicato per otto volte le proprie esportazioni», ha ricordato Claudio Scaiola, ministro dello Sviluppo economico. «Le grandi potenzialità di queste industrie ci consentiranno di essere competitivi anche sul piano internazionale», ha precisato Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, delle università e della ricerca. Ferruccio Fazio, sottosegretario alla salute e alle politiche sociali, ha annunciato l’imminente riorganizzazione dell’Agenzia del farmaco. Giuseppe De Rita ha presentato i risultati di una vasta indagine sulla ricerca biomedica.
La relazione di Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, è di ampio respiro. Dopo aver ricordato le conquiste ottenute negli ultimi tre decenni («La vita media è aumentata di sette anni, la mortalità infantile è diminuita dell’80%»), ha aggiunto che dietro a questi cambiamenti ci sono i progressi della società, della cultura, della medicina e della chirurgia, ma anche i frutti della ricerca farmaceutica. Ricerca che necessita di risorse, visione di lungo periodo e tempi certi per la pianificazione degli investimenti ed anche per garantire l’unitarietà e l’omogeneità del Servizio sanitario nazionale. Per questo è necessario che vengano «confermate e rafforzate le misure già introdotte sugli Accordi di programma, sul credito d’imposta e sul progetto Nuove tecnologie della vita di Industria 2015». La spesa farmaceutica convenzionata pubblica dal 2001 è diminuita dell’1,4%, mentre – ha ricordato Sergio Dompé - le altre voci della spesa sanitaria, che rappresentano l’84% del totale, sono cresciute del 44%. A giugno i farmaci hanno segnato una riduzione dei prezzi rispetto all’inflazione di quasi 10 punti percentuali. I farmaci evitano non di rado i ricoveri ospedalieri, con un significativo risparmio per lo Stato: il costo di un giorno in ospedale – pari a circa 600 euro – supera quello medio di 3 anni di assistenza farmaceutica, valore che in Italia è pari a 194 euro contro i 270 della media europea e i 320 della Francia.