L’extraterrestre ha 60 anni e continua a spiare la terra

nostro inviato

a Saint Vincent (Aosta)

Per ora ci spiano, ma domani?, si chiedeva un pioniere dell’ufologia come Antonio Ribera in un libro destinato a diventare un classico degli anni Settanta, quando l’affaire-Ufo aveva già preso le sembianze di uno straordinario caso di pop-culture. Intanto, il domani è arrivato e loro continuano a spiarci.
Gli Ufo - alias marziani, alias alieni di Roswell, alias E.T.- hanno sessant’anni, e godono di ottima salute. Era il 24 giugno del 1947, esattamente 60 anni fa, quando il businessman Kenneth Arnold a bordo del suo aereo privato osservò nove insoliti velivoli disposti in formazione a 3mila metri d'altezza sopra il Monte Rainier, nello Stato di Washington. Il pilota riferì di oggetti metallici a forma di mezzaluna che si muovevano come «piattini che rimbalzano sull’acqua». Un giornalista - categoria notoriamente approssimativa - scrisse di «oggetti a forma di piatti che volavano», flying saucers. E «dischi volanti» rimasero. Quel giorno nasceva l’era moderna degli Ufo, come i militari americani si affrettarono a classificare quegli scivolosi e inafferrabili «piattini» che iniziavano a solcare i cieli del pianeta Terra e la cui scia conduce dritto dritto dentro l’unico vero grande mito del XX secolo, ora sbarcato - tolte antenne e scafandri e inforcati gli occhiali neri in puro stile complottistico dei famigerati Men in Black - nel XXI.
In sessant’anni è accaduto di tutto sul «pianeta Ufo». Sono passate generazioni di avvistamenti, si sono aperti e chiusi dossier governativi, registrate misteriose apparizioni e altrettanto logiche smentite, i cacciatori di alieni armati di cannocchiale e polaroid hanno lasciato il campo a commissioni di studio in camice bianco… È cambiato il modo di vedere gli Ufo, è cambiato il modo di giudicarli (dei 19mila avvistamenti segnalati ogni anno in Italia meno del 10% sono ritenuti, al vaglio degli esperti, «attualmente inspiegati») ed è cambiato il modo di raccontarli. E come è cambiato lo hanno spiegato ufologi, scienziati e studiosi che il Centro ufologico italiano (Cisu) ha radunato a Saint Vincent per il convegno 1947-2007: sessant’anni di Ufo.
C’era una volta un disco volante… La fantascienza pre-seconda guerra mondiale aveva già narrato di sfere luminose, astronavi, sbarchi alieni, tutte cose che si sarebbero davvero «materializzate» poco dopo. E quando, in perfetto sincronismo con lo scoppio della Guerra Fredda, nell’era della paura dell’atomica, uno stralunato uomo d’affari americano raccontò cosa aveva visto sopra al Monte Rainier, il cittadino americano (e subito dopo europeo), non potè che alzare gli occhi al cielo e recitare: «Ci credo». Gli extraterrestri era sbarcati nel posto giusto, al momento giusto.
Da quel giorno del 1947 gli avvistamenti di Ufo si centuplicarono. L’effetto - mediatico, sociale poi romanzesco, saggistico, televisivo e filmico - fu «a valanga». Il fenomeno aveva alimentato il mito, e il mito amplificava i fenomeni. Si entrò negli anni Cinquanta - la golden age dell’ufologia (i migliori ufo della nostra vita, come da titolo della relazione di Maurizio Verga) - e agli avvistamenti, seguirono i contatti, ai contatti gli incontri ravvicinati (il celebre film di Spielberg è del 78) e quindi i rapimenti. È l’ora X, anzi l’X-files generation, quella degli anni Ottanta che ipnotizzata dalla serie tv di Chris Carter vede ovunque basi segrete, patti scellerati tra governi e alieni, cospirazioni (extra)terrestri. Come sei cambiato vecchio marziano: eri venuto sulla terra solo per spiarci, avevi da poco visto un fungo atomico sollevarsi dal nostro pianeta, volevi magari avvisarci di non esagerare con le armi. Eri piccolo, buono, verdastro e portavi persino il casco. Oggi sei diventato cattivo, sei immateriale e sfuggente, hai perso quella favolosa aurea tecnologica e ti è rimasto addosso un vago sapore spirituale al gusto New Age. E vuoi colonizzarci, con il consenso del governo ombra degli Stati Uniti… Gli avvistamenti negli ultimi 60 anni, anche in Italia, sono aumentati - ha fatto i calcoli Paolo Toselli - soprattutto le «prove» foto(digitali) e video(portatili). Ma è cambiata la tipologia: meno «astronavi» e più luci, meno «esseri antropomorfi» e più entità «astratte». Gli Ufo, paradossalmente, sono più terrestri. E anche gli studi degli ufologi - come dimostra il lavoro del Cisu, più di 200 soci in tutt’Italia - sono più critici, razionali, «scientifici».
E così, buttati nella pattumiera dell’ufologia i cerchi nel grano (scherzi di buontemponi, come ha dimostrato una volta per tutte, filmati alla mano, Francesco Grassi del Cicap), autopsie aliene (il documentario-bomba spuntato nel ’95 sui presunti alieni di Roswell, ormai smascherato come un falso) e dossier top secret (Jacques Patenet, del Geipan, il gruppo governativo francese per lo studio dei fenomeni aerei non identificati, ha riferito di una percentuale irrisoria di casi «resistenti alle analisi»), cosa rimane del «fenomeno Ufo»? Una dose minore di romanticismo popolare (le copertine colorate di Flash Gordon di una volta…), meno favole e più fiction (l’ultimo chiassoso Spielberg), un implacabile approccio scientifico (è stato il fisico Tullio Regge a concludere il convegno) ma per fortuna lo stesso, identico desiderio di credere. La gente - come dimostra l’iperattività dei nostri ufologi - continua a raccontare di vedere qualcosa in cielo.