L’Fbi in Borsa: 406 arresti per i subprime

A un anno dallo scoppio del terremoto dei mutui subprime - i prestiti immobiliari a clienti con basso merito creditizio - e dei titoli obbligazionari a essi associati (costato miliardi di dollari di perdite alle banche di Wall Street e in tutto il mondo), le autorità cominciano ad individuare dei colpevoli e scattano le prime manette. Il Federal Bureau of Investigation - la polizia federale statunitense, meglio nota come Fbi - ha reso noto ieri pomeriggio di avere operato da marzo a oggi oltre 400 arresti di persone nel settore immobiliare, accusate di frode e altri reati. In precedenza, nella mattinata di ieri, due ex manager degli hedge fund della banca d’affari Bear Stearns collassati un anno fa, si sono consegnati alle autorità, accusati di insider trading.
«Le frodi sui mutui e le relative frodi sui titoli obbligazionari sono una minaccia reale per la nostra economia, per la stabilità del mercato immobiliare del nostro paese e per la tranquillità di milioni di americani», ha detto il viceprocuratore generale Mark Filip in una conferenza stampa.
Dallo scorso marzo, 406 persone sono state arrestate nell’ambito dell’operazione denominata «Malicious Mortgage», che ha visto aprirsi 144 procedimenti legali in tutti gli Usa. Nella sola giornata di ieri sono stati effettuati 60 arresti. L’Fbi ha detto che i reati si sarebbero tradotti in più di un miliardo di dollari di perdite per i cittadini americani, sia proprietari di case che clienti di società finanziarie. Le banche hanno riportato 53.000 casi di sospette frodi su mutui l’anno scorso, un rialzo di 37.000 unità rispetto a un anno prima e circa 10 volte il livello di quanto riportato nel 2001 e nel 2002, secondo dati forniti dal dipartimento del Tesoro.
I tipi di frode più diffusi sono stati quelli relativi a dichiarazioni di redditi o di asset posseduti, corredati da documenti falsificati. L’Fbi negli ultimi mesi ha indagato su circa 1.300 casi di frode sui mutui. Nel caso specifico di Bear Stearns, a essere arrestati sono stati Matthew Tannin e Ralph Cioffi, prelevati dalle autorità nelle loro rispettive abitazioni del New Jersey e della città di New York. I due sono stati i primi a essere incriminati in relazione alla crisi subprime.
Secondo l’accusa, i due gestori, nei primi cinque mesi del 2007, hanno «ingannato i loro investitori, così come i clienti istituzionali dei fondi, nel nascondere in modo fraudolento i gravi problemi» dei fondi stessi. In particolare, Cioffi avrebbe ritirato 2 milioni di dollari di propri soldi investiti da uno degli hedge fund della banca d’affari, senza rivelare ai suoi clienti di avere preso la decisione di ridurre la propria esposizione verso gli strumenti legati ai mutui.