L’Fmi: la Cina rivaluti lo yuan

da Milano

«Rivalutate lo yuan»: è l’invito pressante che la Cina si sente rivolgere ormai da tempo, soprattutto dagli Stati Uniti. Adesso tocca al Fondo monetario internazionale tornare alla carica nell’Article IV, nel quale si sottolinea che l'attività economica cinese è stata «forte nel 2005 e nei primi cinque mesi del 2006».
«Il Pil è cresciuto di circa il 10% nel 2005 e nel primo trimestre 2006 è salito fino al 10,25%, spinto dagli investimenti e dalle esportazioni», afferma l'Fmi, osservando che le riserve ufficiali straniere sono ammontate a 925 miliardi di dollari alla fine di maggio. «Se la Cina intende sostenere una rapida e stabile crescita economica, l'economia del Paese ha bisogno di essere ribilanciata dalla forte dipendenza dalle esportazioni estere», aggiunge l'Fmi, con chiaro riferimento alla forzata quanto voluta sottovalutazione dello yuan che, unito a un costo del lavoro estremamente basso, è un’arma infallibile per l’affermazione del made in China sui mercati internazionali. Per «facilitare il ribilanciamento dell'economia - aggiunge il Fondo -, le riforme del settore finanziario devono mirare a migliorare l'intermediazione dei risparmi privati. Il governo deve inoltre aumentare la spesa sociale nelle aree dell'educazione, della salute e delle pensioni. La manovra 2006, a breve termine, risulta appropriata. Il consolidamento fiscale ha creato lo spazio per consentire un aumento della spesa pubblica».