L’Fmi non vede crescita: "Italia ferma due anni"

Nel 2008 e nel 2009 il Pil aumenterà solo dello 0,3%. Male anche i conti pubblici: deficit e debito più alti. Gli esperti del fondo monetario internazionale: "Servono le riforme strutturali"

Washington - La stagnazione dell’economia italiana durerà due anni, parola del Fondo monetario internazionale. Ieri, nella sede di Washington, gli economisti del Fmi hanno presentato il World Economic Outlook, la pubblicazione semestrale che contiene tutte le stime sull’economia mondiale. Ebbene, cifre e previsioni sono tutt’altro che confortanti. La crescita del Pil in Italia resterà bloccata allo 0,3% per il 2008 (e questo si sapeva già) ma anche nel 2009, e questa è invece un’amara sorpresa. Non che il quadro generale sia migliore: il Fondo ha tagliato drasticamente tutte le previsioni di crescita economica, a causa dell’impatto negativo della crisi finanziaria internazionale. Vanno male gli Usa (0,5% quest’anno e 0,6% nel 2009), e non va bene l’Europa (1,4% nel 2008 e 1,2% l’anno prossimo). Ma il nostro Paese va peggio degli altri. «La nostra previsione - dicono gli economisti del Fmi - è in linea con le stime di tutti i centri di ricerca, e non è lontana dalle cifre ufficiali, che sono di alcuni mesi fa», lo 0,6% della Relazione unificata sui conti pubblici.

L’Italia, spiegano ancora, è stata colpita dal rallentamento americano, dalle difficoltà nei mercati finanziari, dall’euro forte. E ci sono i problemi di finanza pubblica. Secondo le stime del Fmi, il deficit 2008 arriverà al 2,5% del Pil, e non migliorerà nel 2009. Addirittura in peggioramento il debito pubblico, che dovrebbe aumentare dal 103,6% al 104% del prodotto interno lordo. L’inflazione è vista al 2,5%, la domanda interna allo 0,9%. «L’agenda di politica economica è molto importante - affermano i responsabili del Fmi sulle sfide che attendono il nuovo governo italiano - e le raccomandazioni del Fondo sono ben conosciute. Il risanamento dei conti, che nel 2007 ha fatto un passo avanti, resta una priorità. È importante che il passo venga mantenuto. Ma sono necessarie anche le riforme strutturali, che agendo sul lato dell’offerta migliorino il potenziale di crescita dell’economia».

Allargando lo sguardo dall’Italia al mondo, non si scorgono grandi motivi di ottimismo sull’economia. Il mondo pedala al 3,7%, contro una previsione del 4,2% fatta qualche mese fa. Persino il gigante cinese sta frenando, e deve confrontarsi con un’inflazione molto alta. «L’espansione globale sta perdendo velocità a fronte di una grave crisi finanziaria - si legge nell’Outlook - e prevalgono i rischi di un ulteriore rallentamento». Lo staff del Fmi vede un 25% di possibilità che la crescita mondiale scenda sotto il 3% nel 2008 e nel 2009, «cioè un livello equivalente alla recessione». E l’inflazione, guidata dai prezzi degli alimentari e dal caro-energia, «è un problema».

Come reagire a questa situazione? Il Fmi individua la priorità nel contenimento della crisi finanziaria che - secondo le stime di Washington - potrebbe costare mille miliardi di dollari in due anni. Le politiche macroeconomiche possono giocare un ruolo complementare, sostenendo la domanda e limitando l’influsso della crisi finanziaria sull’economia reale. La politica monetaria resta la «prima linea di difesa». Le Banche centrali hanno agito bene, iniettando liquidità nei mercati. In Europa, l’inflazione è alta, siamo al 3,5%, ma potrebbe calare in un contesto di rallentamento dell’economia. Questo, secondo il Fondo, consentirebbe alla Bce un qualche spazio futuro per la riduzione dei tassi d’interesse.