L’«hanno» scolastico del governo

da Milano

In prima elementare servirebbe la matita blu per segnare con una doppia sottolineatura quello strafalcione, grave anche per un bimbo di 6 anni. Figuriamoci per un ministero, e per giunta per il ministero della Pubblica Istruzione, che figuraccia sarebbe se non si accorgessero della differenza tra una preposizione e un verbo. Eppure il sito del governo italiano (cliccare per credere www.governo.it) informa placidamente che «in occasione dell’anno scolastico il ministro della Pubblica istruzione a scritto due lettere...». Fioroni a scritto? Sì, senza l’h. Certo, sarà stata una svista, un errore di battitura, una sciocchezza, lo sanno benissimo al ministero dell’Istruzione che la terza persona presente del verbo «avere» vuole l’acca. Così si giustificherebbe anche lo scolaro davanti alla maestra. Del resto il ministro Fioroni l’ha scritto, anzi l’a scritto, chiaramente nella sua missiva ai genitori degli alunni: «l’attenzione (del governo, ndr) è tutta centrata sul fatto che i bambini possano acquisire da subito le basi essenziali: la conoscenza dell’italiano...».
Come inizio dell’anno scolastico lascia un po’ a desiderare. Anche perché è già successo che il governo italiano scivolasse sulla grammatica di base. Persino il Professore. La lettera, su carta intestata del presidente del Consiglio dei ministri e firmata Romano Prodi, è datata 3 maggio 2007. Il premier è invitato alla cerimonia di inaugurazione di un’azienda in provincia di Bologna. Prodi risponde cortesemente, soltanto che a riga 4 si legge testualmente: «(...) è fonte di grande soddisfazione per me che una multinazionale, di lunga e prestigiosa tradizione, qual’è l’azienda...». L’apostrofo scivola dove non dovrebbe, fra la parola «qual» e la successiva «è». «Si è trattato di un errore - si giustificherà lo staff di Prodi -. Cercheremo la segretaria che lo ha fatto e le diremo di non farlo più». Fosse mai che a sbagliare fosse stato proprio il Professore.
Ancora più epiche le evoluzioni di Antonio Di Pietro alle prese con le preposizioni. Inferocito per la bocciatura della sua candidatura alla leadership del Pd, fa pubblicare a spese del suo partito un redazionale su Corriere e Repubblica. Ma, nella foga, tralascia le comuni regole per l’uso di di-a-da-in-con-su-per-tra-fra. Ecco pertanto che «la partecipazione dell’Italia dei valori del processo costituente..», oppure che «i candidati che hanno smesso di essere iscritti nel loro partito di provenienza», e via sgrammaticando. Nessuno ha chiesto al ministro, quelle preposizioni lì, che c’azzeccano?