L’hobby di Croce sbarca in Darsena

Al Museo del Mare va in scena «Yacht Portraits»

Fabrizio Graffione

Un paio di secoli fa era uso, fra armatori e capitani di bordo, avere in ufficio, a casa o in cabina, il dipinto della propria nave o barca. Un pochino come i ritratti che i nobili commissionavano per mostrarli sull’atrio di palazzo o sopra il camino della sala dei ricevimenti. Tuttavia gli «Yachts portraits» erano una moda in voga soprattutto in Gran Bretagna. Roba da appassionati del mare come il genovese Beppe Croce che, nella sua lunga carriera di gentiluomo delle vele, ne raccolse un centinaio, tra i più prestigiosi in Europa. Alla fine della sua carriera li lasciò alla sua famiglia che oggi ha deciso di prestarli, ad uso gratuito, al nuovo museo del mare Galata.
Il Comune e la fondazione Costa hanno accettato con entusiasmo l’iniziativa della famiglia Croce e ieri sera, dopo preparativi di settimane, si è quindi tenuta l’inaugurazione della nuova sezione permanente alla Darsena intitolata: «Yachts portraits, la collezione di Beppe Croce».
I cento dipinti saranno esposti a rotazione trenta alla volta e l’ingresso nella sala dedicata è compreso nel prezzo del biglietto del muso. In sostanza i ritratti d’epoca raffigurano l’evoluzione delle barche dette «Yachts», dalle golette agli yawl ai cutter inglesi, americani, francesi comprese tra il 1832 e il 1907, epoca in cui muovevano i primi passi competizioni sportive leggendarie, come la Coppa America e la Fastnet.
Opere realizzate, per la maggior parte, dai grandi maestri britannici del dipinto di marina. Una tipologia quasi introvabile nel nostro paese che mette a livello europeo e mondiale la collezione ospitata al museo del mare genovese. Presidente dello Yacht club italiano della nostra città, dirigente e presidente della Federazione italiana vela dal 1957 al 1981, Beppe Croce fu un grande appassionato di mare e di barche, oltre a essere un collezionista di opere su questo tema. I generici dipinti di marina, nel corso dell’Ottocento, lasciarono il passo agli Yachts portraits o ai Captain’s paints, i quadri del capitano, che ritraggono navi molto precise, identificabili nelle forme, nelle velature e nei colori. Per accontentare l’esigente categoria di armatori e capitani presto si formò quindi nei porti dell’epoca una generazione di pittori specialisti in questo tipo di ritratti. Tra le opere esposte alla Darsena c’è la scena di partenza di regata, corale, con gli yachts allineati e il mare increspato dal vento intitolato: «Yachts off ryde starting for the match to Cherbourg. 1865»; il dipinto raffigurante lo schooner «Shark» all’ancora presso il fiordo di Kyles of Bute; quello della regata tra il «Titania», dell’inglese Royal Yacht Squadron e lo statunitense «The America», avvenuta nel 1852. Poi ci sono altri capolavori di Nicholas Condy e Thomas Dutton, uno dei più abili litografi di marina della sua generazione. Massiccia la presenza di autori come Arthur Fowles, che passò tutta la vita a Ryde, nell’isola di Wight, punto di ritrovo e terreno di regata per molti yachtsmen.
Scafi neri, vele bianche, soltanto verso la fine del secolo il canone d’eleganza sembra rompersi. C.K. Mitchell raffigura la goletta «Aphrodite» vista da prora, con lo scafo bianco e la carena rossa, mure a dritta mentre l’equipaggio mette a segno i «flocks» dopo una virata, il dipinto è datato 1890.
Un genere particolare, ma soprattutto un’atmosfera, quella che benissimo rende l’unica gouache che i curatori della collezione Croce hanno scelto di esporre nella selezione intitolata: «Exhibiting at the Royal Academy».