L’Ice: «No al protezionismo, è dannoso»

Quintieri: «Dopo due anni di flessioni, nel 2004 il nostro export è cresciuto del 6,2%»

da Milano

«La risposta alle difficoltà del Paese non può essere affidata a misure di restrizione delle importazioni dai Paesi emergenti, comunque motivate. Il protezionismo non risolve i problemi sociali generati dall'integrazione dei mercati, ma anzi potrebbe farli aggravare, rinviando eccessivamente le necessarie ristrutturazioni. Inoltre turba le relazioni internazionali, rischiando di compromettere anche le opportunità di crescita che le imprese italiane incontrano nei Paesi emergenti».
È la conclusione del rapporto 2004-2005 dell’Istituto per il commercio estero sull’Italia nell'economia internazionale.
«Per ragioni analoghe - continua l'Ice - la ripresa delle esportazioni italiane non può essere affidata esclusivamente a un deprezzamento dell'euro», che può essere dannoso per le importazioni dalle quali l'Italia è molto dipendente. Per mantenere la sua posizione di eccellenza nel settore manifatturiero l'Italia deve «favorire lo sviluppo di innovazioni di prodotto» e incentivare la cooperazione tra le imprese, cosa che può aiutarle a superare i loro limiti dimensionali: «Le responsabilità maggiori della politica - secondo l’Istituto - riguardano tuttavia le riforme strutturali».
Illustrando il rapporto Istat-Ice, il presidente dell'Istituto, Beniamino Quintieri, ha detto tra l’altro: «Nel primo trimestre del 2005, le esportazioni di merci sono aumentate, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, del 6,2% in valore, ma sono rimaste stazionarie in quantità. Dopo due anni di flessioni - ha spiegato Quintieri - nel 2004 le esportazioni dell'Italia sono aumentate del 6,1% in valore e dell'1,7% in quantità, riflettendo in misura modesta la ripresa della domanda mondiale. Il surplus commerciale si è ridotto da 9.900 a 8.800 milioni di euro. Si è tuttavia ridotto anche il disavanzo corrente - ora allo 0,9% del Pil - grazie agli scambi di servizi, passati da un deficit di quasi 2.400 a un attivo di 1.500 milioni di euro».