«L’Ici più cara farà lievitare sfratti e prezzi»

Sono i liguri i contribuenti più tartassati dalle tasse locali con una media di 574 euro a testa

Rino Di Stefano

«È una situazione intollerabile: quando il Comune ha bisogno di soldi viene a battere cassa sempre da noi, nel settore immobiliare. Non se ne può proprio più. Ma non solo. I signori di Tursi non chiedono un contributo secondo il reddito, come recita l’articolo 53 della nostra Costituzione e come sarebbe giusto, ma cercano di mungere sempre e solo la casa. E così migliaia di persone che hanno lavorato tutta una vita per possedere un tetto sopra la testa, ora si ritrovano a pagare sempre di più soltanto perché ce l’hanno». Nicolò Minetti, presidente dell’Associazione della proprietà edilizia, cioé la più grande delle associazioni della categoria, è realmente conrariato. Da tempo si mormorava che Palazzo Tursi, sempre in lite con il Governo per la riduzione di 26,5 milioni di euro di trasferimenti statali, progettasse un nuovo rincaro dell’Ici. Nessuno però si aspettava che la decisione fosse così immediata e soprattutto così consistente: dal 5,8 al 6,2 per mille.
«Per un sacco di gente è una batosta - sostiene Minetti - Un regalo di Natale di cui faremmo tutti volentieri a meno. Genova era già tra le 54 province più care d’Italia. E anche per quanto riguarda le aliquote agevolate eravamo in terza posizione tra i più alti. Basti pensare che a Bologna l’aliquota è zero per mille, a Forlì 0,5, a Torino 0,1,a Venezia (e tutti sappiamo quanto valgono gli immobili nella città lagunare) 0,0. A Genova, invece, siamo al 4,50. Una situazione del genere non è accettabile».
Secondo Minetti, Luigi Liccardo, assessore comunale al Bilancio, si è comportato correttamente quando ha cercato di trovare una soluzione al problema casa tramite l’aggiornamento degli estimi catastali. Ma le buone intenzioni poco o nulla riescono a fare quando si devono confrontare con una realtà di confusione burocratica che perdura in questo campo dagli anni Cinquanta. Per cui, in attesa che si possa mettere ordine nel settore immobiliare cittadino assegnando ad ogni immobile il suo giusto e reale estimo catastale, bisogna trovare qualche altra soluzione per cercare di risolvere il problema.
«La batosta sulla casa - insiste Minetti - è davvero notevole. Bertinotti ha poco da fare il furbo quando parla di introdurre una nuova patrimoniale. La patrimoniale già c’è, come ognuno può vedere. Facciamo qualche esempio pratico per far capire a chi ci legge come stanno davvero le cose. Mettiamo il caso di una persona che possiede una seconda casa affittata. Preoccupato per il continuo aumento dell’Ici, un giorno questo signore potrebbe decidere che non gli conviene più affittarla, ma è meglio venderla. Infatti bisogna sapere che il 52 per cento dell’affitto che un proprietario riceve dal proprio inquilino se ne va in tasse e spese varie. Che fa, allora, il nostro locatore? In pratica ha solo due scelte: o chiede un aumento dell’affitto oppure invia un provvedimento di sfratto per liberare il locale e metterlo in vendita. Ora, dal momento che gli aumenti di affitto non vengono concessi, non resterebbe che lo sfratto. Ed ecco allora che si verrebbe a creare un altro grave problema sociale: quello di innescare una serie di sfratti che provocherebbero non pochi malumori sociali. Insomma, comunque la si voglia mettere, questo nuovo e gravoso aumento dell’Ici non ci voleva per nessuno». Tra l’altro gli aumenti dell’Ici variano da tipologia a tipologia. Per esempio, una casa sfitta il primo anno paga un Ici dello 0,7 per mille l’anno. Ma se gli anni di inutilizzo diventano due, allora l’aliquota diventa dello 0,9. Per gli immobili commerciali, invece, l’aliquota sale dal 5,8 al 7 per mille. Le abitazioni dei non residenti passano dal 6,8 al 7 per mille. L’aliquota ordinaria, quella che riguarda gli uffici, fa un salto dal 6,2 al 7 per mille. Solo le abitazioni a canone agevolato e convenzionato restano ferme al 4,5 per mille.
«Basta dare un’occhiata alla variazione che subiranno i locali che ospitano esercizi commerciali per rendersi conto di un altro grave pericolo - avverte Minetti - Infatti è ovvio che quando il negoziante si vedrà aumentare l’importo dell’Ici, cercherà di scaricarlo sul costo delle merci. Io spero che a Tursi abbiano valutato questo problema, perché mai come in questo periodo il commercio sta vivendo una brutta crisi. Ve l’immaginate che cosa comporterebbe un nuovo aumento dei prezzi?».
Tra l’altro è proprio di ieri la notizia che sono i liguri i contribuenti più tartassati dalle tasse locali. Secondo il Rapporto 2005 sulla Finanza locale di Isae-Irpet-Ires Piemonte, i liguri versano nelle casse di Comuni e Regioni una media di 574 euro a testa, circa 230 in più della media dei cittadini della Calabria, fanalino di coda della classifica. Intanto, proprio per protestare contro l’aumento dell’Ici, questa mattina alle 11 si svolgerà un presidio organizzato da An davanti all’Esattoria di via D’Annunzio. «Con questa manifestazione - spiega Alfio Barbagallo, presidente provinciale di An - intendiamo dare vita ad una settimana di iniziative di protesta contro l’amministrazione comunale di centrosinistra che, al pari di quella regionale, anziché ridurre i propri enormi sprechi intende perseguire una iniqua politica di torchiatura fiscale ai danni dei già tartassatissimi contribuenti genovesi».
Un’altra protesta arriva da Beppe Damasio di Momento Liberale. «Questo esecrabile aumento - afferma - conferma la mia convinzione di una amministrazione arrogante che nasconde la sua incapacità di ridurre i costi e gli sprechi quando non arrivano i copiosi introiti degli ultimi tempi».