L’icona Meneghin ultima speranza per salvare il basket

Nominato commissario della federazione. Il migliore che ci sia per un ruolo che non gli piace. Sarebbe un presidente ideale ma i pretendenti sono pronti a metterlo in difficoltà

Milano - Passi sulla sabbia per il basket disarticolato che chiede a Dino Meneghin, scelto ieri come commissario per una federazione inciucchita dal disastro sportivo, di avere molto ingegno per non naufragare nella popolarità. La situazione deve essere brutta davvero se si è deciso di sacrificare l'unica vera icona di questo sport affidandogli un ruolo che, conoscendo l'uomo, non può piacergli troppo.

Lo hanno obbligato di sicuro, perché Petrucci, esposto al vento freddo della concorrenza del Chimenti che vorrebbe fare birdie, arrivando dalla federazione del golf alla presidenza del Coni che l'uomo di Valmontone era sicuro di avere senza concorrenti per altri 4 anni, ha scelto per l'emergenza organizzativa fino al congresso un campione che piace a tutti, ma a cui non sono mai piaciuti i giochini del potere, uno che dovrà metterci la faccia e proteggere dietro spalle grandi il gioco che è stata la sua vita.

Vero che gli metteranno al fianco un legale, peccato che Porelli non sia disponibile, ed un amministrativo, vero che tutti gli sorrideranno, ma lui stesso è il primo a capire che con questi regolamenti a marzo, o magari prima, se si deciderà per elezioni anticipate che, però, i comitati regionali non vogliono, avremo il pan bagnato dopo la zuppa. Certo sarebbe lui il presidente ideale per i prossimi anni, ma non ditelo a quelli che già si muovono nell'ombra avendo scelto altri candidati e la presenza di Recalcati, Mattioli, dei dimissionari federali, alla presentazione della Lega due, dopo aver disertato quella della serie A di domenica a Venezia, fa pensare che l'uomo su cui punteranno potrebbe essere Valentino Renzi, un manager eccellente che ha fatto funzionare bene la seconda lega, uno a cui i dissidenti e quasi candidati hanno già fatto sapere che sono pronti ad affiancarlo se saranno loro i vicepresidenti. Ma anche i rivoluzionari in pantofole sanno che un buon candidato nulla potrebbe se Meneghin potesse correre davvero. Però loro sono furbi, conoscono l'uomo e ora si accontenteranno di starnazzare alle sue spalle.

Augurare buona fortuna a Meneghin è l'unica cosa che possiamo fare per aiutarlo, ma non è mai stato un tipo da compromesso, uno che sul campo metteva la faccia, ma che adesso si trova fra troppe righe per terra come in quei palazzetti multisport dove i giocatori si confondono. Certo sarà un commissario prestigioso, senza l'onere di dover risolvere pasticci amministrativi come accadde per il calcio, ma adesso che lo hanno scelto ci aspettiamo cose che non gli lasceranno fare di certo, anche se, rispetto ai tanti candidati nell'ombra, avesse un suo programma ben articolato, perché il gioco federale si svolge sempre all'interno dei comitati che, a fine settimana, faranno già sapere perché trovano così differenti Maifredi da quelli che lo hanno fatto cadere.

Meneghin certo non sarà solo, tutti quelli che amano questo sport saranno con lui e se decidesse, ad esempio, di azzerare tutte le Leghe, che al momento sembrano anacronistiche, in molti applaudiranno. È il momento per valutare bene le spaccature nella serie A che venerdì diventerà polveriera come hanno già annunciato tanti, come si è capito dal duro intervento di Sandro Crovetti, manager di Ferrara, uno fra i più sconsolati davanti alla Lega di oggi che lui aveva lasciato florida e ben organizzata, che guiderà la cordata di chi non vuole retrocessioni per il prossimo campionato pronto a partire, ma non è sicuro, aspettando di conoscere i verdetti definitivi sulle escluse Napoli e Capo d'Orlando, il 12 ottobre. I nodi sono questi con la serie A che vorrebbe un torneo a 16 squadre, ma che non accetta le nuove regole sugli stranieri, un pasticcio dove in troppi si mordono la coda, dove non si potrà chiedere a Meneghin di non essere dalla parte dei giocatori italiani.

Sarà la settimana più tormentata per uno sport che oggi saprà se il campionato partirà con 16, 17 o 18 squadre. Giorni di tempesta dove Meneghin dovrà fare il parafulmine, cercando di capire se la gente che non gli è mai piaciuta prima, quando giocava, quando metteva la sua faccia per la nazionale, può essere messa da parte. Molti del vecchio governo hanno giurato che non si presenteranno, sarebbe un buon punto di partenza e al commissario diciamo di guardare soltanto avanti.