L’idea: «Basta reintrodurle per trasformare il Porcellum in Perfettellum»

Milano «Sono un uomo del Pdl al cento per cento. Ma sono preoccupato. Mi spinge l’amore per il mio partito e per i valori che incarna: non voglio siano travolti dalla situazione di difficoltà in cui ci troviamo». A parlare così è il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, autore di un duro intervento agli stati generali del Pdl lombardo di sabato scorso.
L’ha rassicurata il discorso milanese del segretario Alfano?
«Sono molto contento. Ci siamo incamminati sulla strada giusta, siamo passati dalla plastica alle persone in carne e ossa. Finalmente sono fissate le regole dei congressi, “una testa un voto”, è fissata una quota di iscrizione a dieci euro per sconfiggere i padroni delle tessere, è vietato il voto per delega in modo che ogni iscritto dovrà andare al seggio. È stabilita per i primi di dicembre la data per i congressi provinciali».
Insomma, è soddisfatto?
«Devo augurarmi che si vada subito dopo con lo stesso metodo all’elezione dei segretari regionali».
Nel partito c’è chi pensa che lei abbia troppo fretta e che sia un frondista...
«Rifuggo dai facili ottimismi. Un buon dirigente deve guardare in faccia la realtà e riconoscere le difficoltà. Bisogna essere realisti. Oggi tutti i sondaggi ci danno sotto, abbiamo perso le amministrative, fatto due manovre che non hanno aumentato i consensi. Sono necessari coraggiosi cambiamenti per la riscossa. Bisogna cambiare passo e mettersi a correre».
Correre verso dove?
«La gente sta soffrendo la crisi. Servono riforma fiscale, sostegno alle piccole aziende e alle famiglie».
Anche sulla legge elettorale ha preso una posizione distante da quella del Pdl. Vuole reintrodurre le preferenze?
«Possiamo discutere o quel che dice il capogruppo è legge? C’è un dibattito tra di noi: anche La Russa parla di preferenze. Credo che le preferenze siano l’unico modo vero per far scegliere il cittadino».
La Lega propone di tornare all’uninominale del Mattarellum.
«Il collegio uninominale non fa scegliere perché hai un solo candidato per quel partito: o mangio quella minestra o mi butto dalla finestra. La mia proposta è semplice: introduciamo le preferenze e l’attuale sistema da porcellum diventa perfettellum. C’è già il premio di maggioranza e la scelta del premier. Ed evitiamo il referendum».
Alla kermesse lombarda del Pdl è stata notata l’assenza di Tremonti. Lei che ne dice?
«Finalmente è stata stigmatizzata. Non si può continuare con il fatto che ministri e responsabili eletti nel nome nostro, spesso nei listini e nei listoni, abbiano grandi responsabilità e poi non si vedono tra la gente. Queste cose mandano in bestia i nostri elettori e i sindaci, che non possono neppure discutere con Tremonti e fare proposte alternative».
Il Pdl lombardo vuole fissare il limite di tre mandati elettorali. Condivide?
«Se ne deve parlare. Alla Camera ci sono deputati alla dodicesima legislatura. Bisogna introdurre un criterio di merito, io credo, non solo di mandati. È possibile cominciare a ragionare, cum grano salis, ma non lasciamoci vincere dalla battaglia anticasta».