L’IDEA DEI CENTRISTI FUGA PER LA SCONFITTA

«Che vogliono i centristi?». La domanda è diventata un tormentone estivo. Non c’è serata tra amici, non c’è chiacchiera casuale, non c’è dibattito che non si apra e non si chiuda col quesito sulla strategia dell’Udc.
Più di un anno fa, quando ancora le mosse di Casini e Follini erano temperate dalla cautela, avevo provato a spiegare che il programma dei leader venuti dalla Dc era riassumibile in due parole: liquidare Berlusconi. Qualcuno alzò le spalle, pensando che fossero fantasie frutto del caldo, mentre i capi dell’Udc negarono. Oggi che quel progetto politico è sotto gli occhi di tutti, vale la pena di raccontare quali mosse potrebbero essere messe in atto nei prossimi mesi e soprattutto quali alleati potrebbe trovare il progetto neocentrista.
Innanzitutto la «discon-

tinuità», parola magica in voga da qualche mese fra gli ex dc: è la chiave per capire quello che sta succedendo e soprattutto ciò che vogliono Casini e soci. «Discontinuità» vuol solo dire che alla guida del centrodestra nel 2006 non ci deve essere Berlusconi. Nella più pura tradizione democristiana, l’Udc maschera dietro formule complicate ciò che invece è semplicissimo: il Cavaliere, secondo loro, deve uscire di scena e deve farlo adesso, per lasciare tempo ad altri di preparare la campagna elettorale.
L’esito delle prossime elezioni politiche non è affatto scontato come fa credere la sinistra e nel centrodestra gli ex dc sono convinti che tocchi a loro giocare la partita del prossimo futuro politico.
Nonostante l’insistente pressing, non è detto però che Berlusconi acconsenta a gettare la spugna per fare un piacere all’Udc. E principalmente perché egli non si sente la zavorra del centrodestra, semmai il propellente. È infatti sicuro che senza di lui la Casa delle libertà si squaglierebbe e allora sì che Prodi avrebbe la vittoria assicurata.
Naturalmente i centristi la pensano diversamente: da tempo hanno archiviato Berlusconi e non lo considerano affatto il loro leader. Per loro questa scelta è chiara e netta. Ma così come sono assolutamente decisi a togliere di mezzo il Cavaliere, sono arcisicuri che il premier non leverà il disturbo tanto facilmente. Per questo hanno preparato una strategia che prevede la prosecuzione del loro progetto anche senza la rinuncia del capo della Cdl. Se Berlusconi non molla, sarà l’Udc a farsi mollare. Come quei coniugi che in vista del divorzio alzano i toni per addossare all’altro ogni colpa, gli ex dc preparano le valigie ma non arretrano di un passo nello scontro interno. Il loro disegno mira a separare sempre più le loro sorti da quelle del presidente del Consiglio, anche a costo di correre da soli e di condannare i moderati a una sicura sconfitta alle prossime elezioni.
Già: pur di liquidare il Cavaliere sono pronti a patire il ritorno all’opposizione. Ma, come nelle migliori strategie militari, si tratterebbe di arretrare un po’, per poi ritornare subito all’attacco. Un anno o due di opposizione, il tempo necessario affinché la coalizione di Prodi si riveli disunita nell’Ulivo e il gioco è fatto. Sempre naturalmente che il centrosinistra non si sfaldi prima delle elezioni. In tal caso potrebbe sorgere senza alcun indugio il grande centro, con Rutelli, Mastella e tanti sponsor.
Non mi sono mai piaciute le formule facili, in particolare l’uso e l’abuso fatto della definizione «Poteri forti», quasi che in Italia operasse una «Spectre» capace di condizionare la politica e la vita del Paese. Ma è evidente che oggi ci sono industriali, banchieri, alti burocrati e qualche direttore di giornale che inseguono un progetto di radicale modifica degli schieramenti politici. Chiamatelo come volete, ma quel disegno ruota attorno alla resurrezione di un grande centro. Una sorta di ritorno al passato, con una nuova Dc a rappresentare tutti gli interessi, tutte le anime dell’establishment vero di questo Paese, e tanti saluti a Berlusconi e a quelli che nell’ultimo decennio hanno inseguito l’idea di un bipolarismo, fatto di due idee diverse di governo dell’Italia. Il grande centro è pronto a frapporsi ai due schieramenti, usando le arti sapienti della mediazione, della concertazione e, temo, pure del consociativismo.
Per realizzare tutto ciò qualcuno è pronto a impegnarsi in una fuga per la sconfitta: puntare a perdere per poi, forse, un giorno, tornare a vincere. A voi pare un buon progetto?