L’identikit La conosceva ed era già stato lì La sua colpa: essere stata gentile con lui

L'aggressione omicida contro Carla Molinari appare essere opera di un soggetto giovane, impulsivo, organizzato per l'intrusione in casa della vittima, per l'aggressione, l'uccisione e la fuga, ma disorganizzato per il comportamento dopo l'uccisione.
L'atto supremo finale del mozzamento delle mani equivale alla firma psicologica e di chiusura del soggetto stesso. È un atto fantasticato, immaginato, ruminato e cullato. Un atto che significa da una parte volere andare oltre la rapina, la punizione e la morte, dall'altra un rito mutilatorio per gratificare ed esaudire i propri bisogni intimi psicologici, prodotti da una fissazione maniacale e dal distacco dalla realtà: impadronirsi degli arti altrui per purificare la vittima, ricostruire una scena che in passato lo ha visto sconfitto, punire la figura femminile che gli si oppone.
Il soggetto è stato capace di superare il sistema difensivo della vittima per tre motivi. Primo, perché si mostra per quello che è: una persona socialmente inetta, con un forte senso di inadeguatezza, che vive sotto stress, che da poco ha cambiato stile e modo di vita: di fatto era entrato nella sfera di confidenza e di fiducia della vittima. Secondo, perché è un territoriale, che ha puntato la vittima perché la stessa appariva gentile, misteriosa e riservata. Terzo, perché conosceva la scena del crimine e i punti deboli del sistema di autosicurezza della vittima. Della vittima aveva naturale soggezione, tanto che ha cominciato a colpirla quando la stessa non lo osservava, per poi, a uccisione avvenuta, passare all'atto di mozzamento delle mani perché a suo agio, perché non più intimidito, perché deciso di procurarsi un trofeo, un feticcio, o di dare un messaggio del tipo «sono onnipotente, decido, dispongo, e prendo quello che voglio, per poi farci quel che mi pare».
La scena del crimine disordinata, con i cassetti ribaltati, sporca di sangue, con le finestre aperte, con il cancelletto aperto, con la vittima lasciata in posa e mutilata, ci indica un assassino impulsivo, facile all'ira e alla rabbia distruttiva, aduso alla violenza e al tradimento, incapace di pianificare a lungo termine.
Naturalmente, per tracciare un profilo probabile, occorre conoscere il tipo di lama e di lesioni inferte alla vittima, la loro localizzazione sul corpo. Occorre conoscere se le mani siano state distaccate sulle articolazioni o sulle ossa e il tipo di strumento usato. Se trattasi di arma della casa o venuta con l'aggressore stesso.
È probabile che il soggetto ignoto faccia uso di droghe, di alcol, che vesti trasandato e disordinato.
Trattasi di omicidio espressivo, né a sfondo sessuale, né del tipo premeditato.
* Direttore del Cescrin (Centro
studi investigazione criminale)