È l’ideologia la superbomba di Pyongyang

Tanti soldati, male armati, equipaggiati e addestrati, sottoposti a lavaggi del cervello ideologici e quindi spesso animati da fanatismo. Questa è l'essenza della potenza militare della Corea del Nord, ancorata ai miti dell'esercito popolare di massa e della mobilitazione generale come risorsa per fronteggiare o travolgere qualunque avversario.
I mezzi e gli armamenti però sono in larga misura irrimediabilmente obsoleti, la struttura di comando e controllo è quella tradizionale, rigida, di scuola sovietica, l'addestramento di uomini e reparti è limitato perché mancano il carburante, i pezzi di ricambio, le munizioni e persino le divise e il vettovagliamento. Non di meno Pyongyang continua a dedicare alla difesa oltre il 15% del bilancio nazionale e a mantenere in servizio attivo poco meno di 1.000.000 di soldati (su una popolazione di 22,5 milioni) e cerca, nel limite del possibile, di aggiornare la propria macchina militare.
Esistono poi alcune aree di eccellenza: ad esempio l'artiglieria a lungo raggio o il comando delle forze speciali. Quest'ultimo annovera quasi 90.000 uomini, disponibili per missioni ad alto rischio, pressoché suicide, dietro le linee nemiche, indossando uniformi sud-coreane e utilizzando gli stessi tipi di mezzi e persino di elicotteri.
La forza d'artiglieria poi conta quasi 18.000 pezzi di ogni calibro e ben 2.500 lanciarazzi multipli, ai quali si aggiungono i missili tattici e i missili a lungo raggio assegnati a reparti selezionati. L'artiglieria pesante è nascosta in larga misura in rifugi sotterranei e gallerie per proteggerla dall'osservazione, dall’aviazione e dal tiro di controbatteria del nemico ed è in grado di rovesciare oltre il confine un vero uragano di fuoco, almeno nelle fasi iniziali di un conflitto.
Le altre forze dell'esercito sono costituite da divisioni e brigate di fanteria male armate, mentre la componente corazzata e meccanizzata può contare su 3.500 carri armati di tipo superato, 500 carri leggeri e circa 2.500 veicoli trasporto truppa, per lo più ruotati.
La marina, con i suoi 45.000 uomini, dispone essenzialmente di forze costiere, con unità leggere, poche delle quali armate con missili, una discreta forza da assalto anfibio e una componente subacquea costituita da una ventina di vecchi sottomarini cinesi e una quarantina di piccoli sottomarini costieri e per forze speciali.
L'aeronautica sulla carta è consistente, con quasi 100.000 uomini, inclusa la componente contro-aerea, e poco meno di 590 aerei da combattimento distribuiti tra 70 basi ed aeroporti, ma i velivoli disponibili sono quasi tutti superati, se si fa eccezione per due decine di MiG-29, una quarantina di MiG-23 e una trentina di Su-25 che comunque rappresentano lo standard russo di oltre 20 anni fa. Inoltre i piloti volano pochissimo, in media 20 ore all'anno, quando lo standard Nato ne prevede almeno 150. Questo spiega i frequenti incidenti. L'aeronautica è quindi incapace di difendere il proprio spazio aereo, ma potrebbe lanciare attacchi disperati approfittando della minima distanza di molte delle sue basi dai bersagli.
Insomma, la macchina militare di Pyongyang è antiquata e fatiscente come il resto del Paese, ma va comunque trattata con un certo rispetto data la consistenza e il condizionamento politico dei suoi effettivi.