L’Idv vicina alla resa dei conti De Magistris oscura il leader

RomaHai voglia a rassicurare che «Io e Luigi siamo come fratelli siamesi»: la verità è che De Magistris graffia Di Pietro che è una bellezza. Il leader dell’Idv, proprio alla vigilia del congresso del suo partito in cui si preannunciano scintille, è sotto attacco come non mai. Sornione come un gatto, De Magistris attende di assestare la zampata finale che alcuni giurano avverrà soltanto dopo le prossime elezioni regionali.
Non è un mistero che tra i due non siano proprio rose e fiori e che Tonino mal sopporti quando il «suo» eurodeputato gioca in proprio, cosa che avviene abbastanza spesso. Inoltre De Magistris è forse il solo in grado di fare ombra al padre-padrone dell’Italia dei valori, amante invece dei riflettori. Già in passato l’ex magistrato partenopeo aveva sparacchiato sulla gestione del partito ma soprattutto sulla questione morale: cosa che aveva indispettito il leader. «Siamo cresciuti tanto e proprio per questo bisogna avviare una nuova fase, trovare una sintesi tra la parte migliore del partito e la società civile - l’affondo di De Magistris -. I nostri elettori ci giudicano con lo stesso rigore morale che noi pretendiamo da altri». E ancora, appena qualche giorno fa, era stato più esplicito: «Voglio mettere in piedi qualcosa di nuovo, un grande movimento di popolo».
Forte dell’appoggio dell’ala movimentista e più intransigente del partito, del popolo viola e di quello del web, dei grillini e degli ex girotondini alla Pancho Pardi, De Magistris fa le prove generali di leadership senza mai entrare in rotta di collisione definitiva con Di Pietro. Almeno per ora. Ma c’è già chi vorrebbe rottamare Tonino per sostituirlo con l’ex toga di Catanzaro. Ieri, l’editoriale del giornale manettaro il Fatto Quotidiano, a firma Paolo Flores d’Arcais, era stato chiarissimo: titolo «De Magistris tocca a te». Lungi dal pubblicare la fotografia che sta inguaiando Tonino, attovagliato al discusso Bruno Contrada poi arrestato qualche giorno dopo, il Fatto lancia proprio De Magistris: si candidi a presidente della Campania. «De Magistris - si legge - ha ribadito la necessità di un “nuovo inizio” che oltre l’Idv coinvolga associazionismo, base Pd, Sinistra radicale, grillini, insomma la società civile che resiste. Parole sacrosante, parole da leader. Ma leader si diventa con l’azione, e oggi l’emergenza democratica si chiama Campania. Concittadino De Magistris, non puoi sottrarti».
Tradotto: a Strasburgo sei sprecato, torna qui e prendi le redini dell’Idv. Cosa che sta già facendo, seppur dietro le quinte. Al rifiuto della candidatura in Campania ha aggiunto: «A livello nazionale sto lavorando per costruire una classe dirigente alternativa al berlusconismo». L’altro giorno, poi, pare che De Magistris sia stato severamente redarguito per aver invitato Nichi Vendola alla presentazione del suo libro in un teatro romano. Ma come? Proprio mentre Di Pietro fa i salti mortali per tessere alleanze e rinsaldare i rapporti con il Pd di Bersani, questo fa di testa sua e fa ciccì e coccò con la sinistra radicale? Ma il problema fondamentale tra i giustizialisti è che nella corsa tra i due a chi appare più puro, non c’è storia: vince De Magistris. Troppe magagne si stanno abbattendo su Tonino: pezzi di Idv che si staccano delusi da una gestione paludata del partito, grane sul suo passato difeso con la tiritera del «complotto politico», personaggi discutibili messi nei posti di comando, malumori crescenti per l’idiosincrasia nei confronti del dissenso interno.
Sintomo che i frondisti stiano affilando le armi in vista del congresso che si apre domani a Roma è la sempre maggior attenzione che sta suscitando la «Base Idv», autrice di una mozione durissima nei confronti del leader. Tra i punti principali: nuovo statuto per rendere il partito democratico e trasparente; primarie per scegliere i segretari comunali, provinciali e regionali; divieto di cumulo degli incarichi; revoca dei provvedimenti disciplinari emanati a danno dei dissidenti e persino eliminazione del nome Di Pietro dal simbolo ufficiale del partito. Presentano come nuovo leader il deputato Franco Barbato, nell’attesa della zampata finale di De Magistris.