Prima l’illusione della borsa di studio, poi l’accusa di truffa

«Credo davvero che studiare oggi sia diventato un lusso per pochi. L'università con sua burocrazia è un vortice infernale che penalizza soprattutto chi come me non riesce a stare dietro a leggi e norme regionali. E il risultato resta unico: pagare soltanto, tra lo sconforto e la preoccupazione di non potercela fare».
A parlare è una madre genovese che vinta dalla rabbia ha scelto le pagine del Giornale per denunciare una situazione ritenuta vergognosa, perché nell'arco della stessa giornata ha scoperto di dover pagare due rette universitarie, di dover restituire la borsa di studio regolarmente assegnata a sua figlia con l'aggravante del pagamento di una penale, pari all'importo della stessa borsa di studio. Il tutto per la modica cifra di 1.488 euro.
E l'ira è esplosa: «Sono una madre di tre figli con un unico desiderio: la loro laurea. In tanti anni di vita universitaria i miei figli hanno seguito l'iter di iscrizione per le borse di studio perché il reddito di mio marito andava sempre diminuendo, ma si riusciva comunque a risparmiare nelle rette. Negli scorsi anni il secondo figlio era riuscito a ottenere delle borse di studio, poi all'improvviso basta. Ma ho tenuto duro, lavorando anche lontano dalla mia famiglia, proprio come le extracomunitarie, che però hanno più agevolazioni di noi italiane». E la donna va oltre e non risparmia critiche all'intero apparato burocratico dell'università genovese, rettore compreso, accusato di non essere vicino a quei studenti che hanno fatto del diritto allo studio una ragione di vita.
«Ma a quanto pare non è ancora finita. Il giorno 25 marzo - continua la signora Giuseppina - dopo vari pasticci avvenuti con i bollettini “folli” di 1650 euro, tenendo presente che mia figlia aveva tramite internet inviato tutta la documentazione del caso, ho ricevuto due bollettini da pagare, uno di 362 euro e l'altro di 288 euro».
E non basta. «Infatti - riprende la donna - Lo stesso giorno mi hanno ordinato tramite raccomandata di pagare anche 832 euro perché mia figlia ha fatto un errore, forse di valutazione, per cui le è stata assegnata una borsa di studio di 419 euro, che secondo loro non le spettava. E come se non bastasse nella lettera viene dichiarato che mia figlia, studentessa all'ultimo anno del corso di laurea di restauro architettonico, è una piccola delinquente e perde il diritto per sempre di ottenere agevolazioni future». Infatti nella raccomandata viene specificato che: «in base alla legge regionale 15/2006 oltre al pagamento di una sanzione di 419 euro pari al doppio di quello ricevuto, viene disposta anche la perdita del diritto a ottenere altre erogazioni per tutta la durata degli studi».
«Ma per favore - conclude Giuseppina - Abbiamo sempre pagato regolarmente e questa etichetta è davvero troppo. Ed è per questo che faccio appello allo stesso rettore per avere chiarimenti e anche le scuse per questa storia che infanga l'onestà e la buona fede di mia figlia e della sua famiglia. Perché la ragazza è perfettamente in regola con gli esami e con i pagamenti e si trova in una condizione economica familiare tale, da aver diritto, a ottenere una borsa di studio per poter continuare».