L’illusione del dialogo con i fondamentalisti

«Condizionati da secoli di razionalismo trionfante, rammolliti da una cultura del benessere dove l’individuo è tutto e la collettività non è granché... come potreste affrontare un fenomeno a cui nessuno vi ha prepaparato?». È questa la domanda che Èlie Barnavi, uno dei più grandi storici israeliani, pone all’inizio del suo Religioni assassine (Bompiani, pagg. 168, euro 15, trad. Monica Macchioni), un pamphlet politico contro il «fenomeno»: le derive fondamentalistiche di ogni credo religioso. Per salvarsi c’è una sola condizione: non lasciarsi trascinare dalla (pia) illusione di un «dialogo» tra le civiltà. Sfocerebbe inesorabilmente nella - esiziale per Barnavi - tolleranza dell’integralismo, e sarebbe la fine della vera libertà, il valore supremo.