Ma l’imam: «Macché terrorismo islamico»

nostro inviato a Londra

«L’Islam condanna esplicitamente l’uso della violenza rivolta contro i civili e gli innocenti. Le nostre preghiere vanno alle vittime e ai familiari di questi orribili attentati. Ciascuno faccia la sua parte perché Londra torni a essere quella città vibrante, pacifica e tollerante che tutti noi conosciamo». Questo sta dicendo lo sceicco Ashraf Salah agli oltre tremila fedeli, le terga al cielo, che affollano la London central mosque di Regent’s Park per le preghiera del venerdì. Ma l’imam Anwar Mahdi, numero 2 della moschea e punto di riferimento del Centro culturale islamico londinese di Park Road, sembra meno infervorato del suo confratello, sheikh Salah. Per carità, niente di politicamente scorretto, ci mancherebbe. Il giovane chierico egiziano è troppo attento, troppo sorvegliato, nei gesti e nell’eloquio, per tradire simpatie di sorta nei confronti di chi versa sangue innocente. Alle domande risponde in modo sfuggente, levigato, indolore. A un certo punto però dice: «Siamo sicuri che si è trattato di un attacco islamico?», riecheggiando, senza saperlo, certe anime candide che da noi, quando le Br sparavano e ammazzavano dicevano: «Ma siamo sicuri che siano comunisti»?
Il copricapo rosso bordato di bianco, la lunga tunica color nocciola su una camicia candida, Anwar Mahdi riceve nel suo studio al secondo piano del Centro islamico. Dalle finestre filtra un buon odore di zuppa di lenticchie. Dopo la preghiera, chi vuol fermarsi, sa già quel che bolle in pentola. «Salam aleikum», mormora una vecchia, curva su un bastone, venuta a cercare un po’ di elemosina. «Non credo - dice Anwar Mahdi - che gli inglesi punteranno il dito sulla nostra comunità. Il feeling non cambierà, e sa perché? Perché noi non siamo una comunità. Noi, parlo per moltissimi tra i due milioni di musulmani che vivono in Inghilterra, facciamo parte a pieno titolo di questa nazione. Siamo cittadini come gli altri. Le bombe nel metrò e sul bus sono state piazzate alla cieca, e io mi aspetto di vedere alla fine che tra le vittime ci saranno parecchi musulmani. Io stesso, il giorno prima alla stessa ora, ero su un treno in transito a Russell Square».
Ma è tra voi che si nascondono le cellule radicali e i fondamentalisti che fanno da sponda ad Al Qaida.
«Cellule? Fondamentalisti? Non credo all’esistenza di cellule, di terroristi annidati in questo Paese».
Andiamo: ci sono indagini,processi, sentenze, gente in carcere...
«Io non ho conosciuto nessuno, e le assicuro che ho viaggiato molto nel Regno Unito».
Una mail di rivendicazione degli attentati è arrivata al giornale radicale Al Quds al Arabi. Lo sapeva?
«No. Io leggo solo giornali inglesi, egiziani... Non ho tempo di leggere la stampa radicale».
C’è sempre così tanta gente alla preghiera del venerdì?
«Consideri che oggi c’era qualche problema nei trasporti. In genere sono di più. Sui quattromila, diciamo».
È già venuto qualcuno di Scotland Yard a farle qualche domanda? Avrà sentito, magari, qualche testa calda fare discorsi magari anche solo un po' avventati...
«No, non è venuto nessuno. Ma se qualcuno verrà gli dirò quel che sto dicendo a lei. Che su quei treni c’era anche gente nostra. Ma poi: siamo sicuri che è stato un attacco islamico?».