L’imam Sheweita: «No al fondamentalismo»

Omar Sherif H. Rida

Il vero Islam rispetta l’umanità intera, ripudia il terrorismo suicida e ogni forma di fondamentalismo. Un messaggio forte quello lanciato ieri dall’imam della moschea di Roma, Sheik Mahmud Sheweita, nel corso di una conferenza nella sede della stampa estera cui hanno partecipato anche il segretario del Centro culturale islamico d’Italia, Abdella Redouane, l’ambasciatore Mario Scialoja (rappresentante della Lega musulmana mondiale) e il fondatore dell’associazione «People for peace», Jack Shepard.
«Il Corano - così si legge nel testo recitato dall’imam in arabo - proclama l’inviolabilità di tutti gli uomini e donne di ogni provenienza e colore della pelle, e riconosce loro libertà di religione. La Rivelazione Divina proibisce l’uso della forza per convertire le persone all’Islam, l’aggressione e l’uccisione degli innocenti anche nel caso di una guerra concepita come esclusivamente di difesa qual è appunto la guerra santa, il jihad».
Un concetto piuttosto discusso quest’ultimo di cui gli integralisti, i Bin Laden, gli Al Zarqawi «fanno un uso distorto - spiegano Redouane e Shepard - servendosi della religione come di uno strumento politico che consente loro di arrivare a un gran numero di persone». Un messaggio reso ancor più invasivo e pericoloso dalla globalizzazione e da un accorto uso dei mass media da parte delle organizzazioni fondamentaliste. «L’Islam è una religione individualista - evidenzia Scialoja - nella quale non c’è una dottrina ufficiale nè un’autorità come la Chiesa cattolica capace di fissare l’ortodossia. Tutte le interpretazioni sono potenzialmente valide e ogni persona, anche un Bin Laden, può potenzialmente venire riconosciuta come guida religiosa». Il vero sforzo dei musulmani moderati quindi dovrà essere quello di far comprendere che il vero islam non è quella propagandato dai fondamentalisti e la netta distinzione tra religione e politica.
Circa il terrorismo suicida e il fenomeno dei kamikaze, nel testo dell’imam si ricorda come «secondo i dettami del profeta Maometto l’uomo che uccide se stesso commette il peggiore dei peccati, perché la vita è un dono di Dio. Se togliere la vita altrui rappresenta un crimine terribile, il suicidio lo è ancora di più perché costituisce un offesa al Signore e chi se ne rende colpevole brucerà nelle fiamme dell’inferno per l’eternità».
Nell’ultima parte della conferenza spazio per i temi d’attualità. Riferendosi all’espulsione dell’ex imam di Torino, Bouriqi Bouchta, Redouane ha evidenziato come «quando si fa un mestiere diverso dal proprio - Bouchta era titolare della macelleria di Porta Palazzo - esiste un problema di scarsa professionalità». Da qui l’importanza di una qualificazione adeguata degli imam, in modo tale da sostituire «quelli sedicenti come Bouchta con leader religiosi che migliorino la qualità del servizio religioso nelle moschee». In tal senso il segretario del centro culturale islamico ha anche rivelato che a maggio, nel corso di un incontro con il ministro dell’Interno Beppe Pisanu, si è discusso dell’idea di un regolare master universitario per la formazione degli imam che verrebbe ospitato in un ateneo romano. «Purtroppo - si rammarica Redouane - iniziative come queste non vengono pubblicizzate: si pensi agli accordi firmati con il Comune capitolino 5 anni fa per offrire corsi di cultura islamica alle scuole che ne fanno richiesta». E il caso di via Quaranta? «Quei bambini vivono in Italia e devono frequentare gli istituti di Stato: impedirglielo è un crimine». Stoccatina finale riservata a Oriana Fallaci: «Speriamo che il suo recente incontro con Papa Benedetto XVI l’abbia fatta diventare meno velenosa nei confronti dei musulmani».