L’imam sognava la federazione di tutte le moschee integraliste

Cresce la preoccupazione dopo l'arresto, a Perugia, dei tre presunti terroristi islamici. Gli investigatori: "Gruppo attivo, non si sarebbe fermato"

Perugia - Non c’erano segni di una prossima interruzione dell’attività di addestramento e propaganda svolta dall’imam di Ponte Felcino Mostapha El Korchi insieme ai custodi della moschea, Mohamed El Jari e Driss, quando la polizia è intervenuta. Anzi la loro attività era in pieno svolgimento. E ora l’indagine punta a chiarire a cosa servivano le tante sostanze chimiche trovate nella casa dell’imam e i documenti, tra cui alcune cartine, trovate durante le perquisizioni. Il progetto dell’imam El Korchi era ambizioso: creare una rete delle principali moschee integraliste. L’Umbria doveva diventare la roccaforte della predicazione radicale, un territorio da strappare agli islamici moderati e ai vecchi gruppi di potere. Un attentato avrebbe dato vigore al loro progetto e legittimato la loro strategia.
Le indagini intanto vanno avanti. Un esperto chimico della Criminalpol avrà il compito di verificare se le sostanze miscelate potevano esplodere o avere comunque capacità inquinante. Ancora da scoprire la provenienza delle sostanze, su un contenitore è stata trovata l'etichetta di un istituto universitario. Per il momento la procura minimizza. «Da una prima analisi dei documenti e del materiale ritrovati sono emersi rilevanti elementi probatori in aggiunta a quelli che supportavano la richiesta di custodia cautelare - spiega il procuratore capo Nicola Miriano -. Un’analisi attenta delle risultanze investigative, compiuta col questore e con il dirigente della Digos, non ha fatto emergere al momento la sussistenza di potenziali, specifiche azioni delittuose in danno di acquedotti, aeroporti o comunque luoghi identificati».
Gli esperti stanno completando la catalogazione di tutto il materiale sequestrato (pc, cd, documenti cartacei, carte telefoniche) dopo di che inizierà il lavoro di studio e di analisi. Secondo l’accusa i tre avrebbero non solo fatto opera di proselitismo, ma anche lezioni pratiche di terrorismo, aiutandosi con materiale di siti di Al Qaida, scaricati dall’imam della moschea di Ponte Felcino, Kocri al Mostafa. I tre arrestati, intanto, sono stati trasportati in carceri di massima sicurezza e non sono più a Capanne. Se saranno disponibili a farsi interrogare dal Pm (nell’interrogatorio di garanzia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere) verranno riportati nel capoluogo umbro. La comunità islamica umbra (circa 25mila fedeli, una moschea, a Perugia e dodici luoghi di culto nelle principali città), è rimasta colpita e choccata dagli eventi. L’ultimo denunciato a piede libero, Mohamed El Absi, ritenuto l’imam di Pierantonio, smentisce di ricoprire una carica religiosa. «Non sono un imam, non sono un predicatore. Sono soltanto un musulmano». Altro non vuole aggiungere. Lascia la parola al suo legale che spiega: «Il mio assistito dimostrerà la propria innocenza e la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati. Il materiale sequestrato è del tutto ininfluente, rispetto alle contestazioni mosse dalla procura». El Absi ha moglie, cinque figli, vive in Italia da diciotto anni e ha regolare permesso di soggiorno. Lavora come metalmeccanico in una azienda di Umbertide. La caccia al quarto uomo pare abbia dato i suoi frutti. L’uomo - un marocchino dei gruppi salafiti per la predicazione e il combattimento - si troverebbbe in Marocco e le autorità italiane starebbero per chiderne l’estradizione alle autorità di Rabat. Gli investigatori umbri confermano che non ci sono prove di una dipendenza diretta del gruppo della moschea Al Nour (la luce) di Ponte Felcino, con la rete di Osama bin Laden. Si tratterebbe comunque di gruppi spontanei che da Al Qaida ricevono, via internet, proclami, messaggi, materiali, ma hanno una loro autonomia operativa.