L’imbarazzo nella maggioranza: "La vicenda è ancora aperta"

Roma - La vigilia pre-elettorale, vissuta con ansia dall’Unione, mette la sordina al caso Visco. Nessun esponente del centrosinistra evoca la questione, neppure per rispondere al martellamento che continua dalla Casa delle libertà. Con l’unica eccezione del sottosegretario all’Industria Marco Stradiotto, che interpellato dai giornalisti non si sbilancia in difesa del viceministro. «Non conosco la vicenda - dice l’esponente della Margherita - se non per averla letta sui giornali, e appunto mi limito a leggere ciò che alcuni dichiarano e altri scrivono». Non respinge la necessità di affrontare in Parlamento un chiarimento sulla questione: «Mi pare sia giusto capire e comprendere. La questione sembrava già chiusa, poi leggendo i giornali si capisce che proprio chiusa non è. Ritengo che la cosa seria sia quella di non dare l’impressione di astenersi dal rispondere. Se siamo tranquilli e sereni la trasparenza è la miglior cosa».
Per il momento, però, la maggioranza ha respinto la richiesta di informativa urgente a Montecitorio, spiegando che sarebbe in contrasto con il dibattito sulla mozione della Cdl che chiede il ritiro delle deleghe a Vicenzo Visco, e che dovrà essere calendarizzata al Senato per le prossime settimane. L’opposizione annuncia un’interrogazione al prossimo Question time, ma il presidente della Camera fa sapere che in ogni caso a rispondere non sarà il presidente del Consiglio Prodi. Il quale per ora preferisce tenere un profilo basso sulla vicenda, su cui ha chiesto al viceministro di preparare una sorta di «memoriale» che chiarisca tutti i termini della questione, dissipando i dubbi sulle pressioni denunciate da alti ufficiali della Guardia di finanza.
Ma Prodi è consapevole che il caso Visco potrebbe ulteriormente avvitarsi: il fascicolo aperto dalla procura di Roma da una parte, e la richiesta di sfiducia individuale dall’altra possono essere forieri di complicazioni. Per questo si è discussa anche l’ipotesi di una rinuncia alla delega sulla Guardia di finanza attribuita al viceministro.
E a preoccupare sono anche le divisioni interne alla maggioranza, emerse più volte in questi giorni: dai malumori della Margherita alle prese di distanza del ministro della Difesa Parisi, alle critiche esplicite di Antonio Di Pietro. Che a Palazzo Madama conta su tre senatori, i cui voti potrebbero diventare decisivi se si dovrà arrivare alla conta (paventata dalla maggioranza) sulla mozione presentata dalla Casa delle libertà. Sarà la conferenza dei capigruppo di martedì a fissare la data per il dibattito. «Bisogna vedere cosa deciderà Marini», dicono dall’Ulivo. Ma il presidente del Senato ha già fatto capire che difficilmente si potrà rinviare o addirittura aggirare la richiesta di voto fatta dalle opposizioni.