L’imbarazzo politico dei socialisti doc

L’eredità di Turati e i giri di valzer dei post-comunisti

C’è un mestiere difficilissimo in Italia, quello di essere socialista. Soprattutto se il suo riferimento è il socialismo democratico di Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Emilio Caldara, Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Bruno Buozzi, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Bettino Craxi. Fu difficilissimo, nonostante le vulgate comode, essere liberal-socialista negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, impossibile negli anni Novanta.
Oggi, chi ha vissuto di «pane e politica» e si è ritrovato in quell'ambito ideale e culturale, si ritrova in grande imbarazzo, vecchio, malinconico e non sa come fare per andare a votare, per chi votare. È vero che la politica è «l'arte del possibile». È vero che spesso principi e ragioni, in politica, ti portano all'errore e ad avere oggettivamente torto. Ma è anche vero che, pur vivendo di politica, la politica non è tutto. Craxi era un grande politico, ma anche un amico, un uomo con cui potevi parlare di molte altre cose, con cui ti confidavi. Ognuno ha la sua storia.
Nel suo ultimo libro «Nella buona e nella cattiva sorte», Stefania la figlia di Bettino, riporta un pensiero trovato tra le carte di suo padre, un pensiero che ci aveva spesso comunicato, fino agli ultimi giorni della sua vita per telefono: «In questo processo, in questa trama di odio e di menzogne devo sacrificare la mia vita per le mie idee. La sacrifico volentieri. Dopo quello che avete fatto alle mie idee la mia vita non ha più valore. Sono certo che la storia condannerà i miei assassini. Solo una cosa mi ripugnerebbe: essere riabilitato da coloro che mi uccideranno».
Di fronte a un simile testamento, che cosa dovrebbe fare un socialista? Intavolare trattative con Massimo D'Alema o Piero Fassino? Magari con Luciano Violante e i suoi «concertisti» che stavano nei tribunali? O con l'ineffabile professor Romano Prodi? Con la «trimurti» comunista Cossutta-Diliberto-Bertinotti, che dovrebbe pure dare qualche spiegazione storica su Turati e magari sui fratelli Rosselli e su Buozzi? Fare il mestiere del socialista liberale è difficilissimo in questo Paese, anche perché è difficile declinarlo con il berlusconismo e tutto il resto. Ma. Onestamente, votare per questa sedicente sinistra italiana, per un socialista liberale che è stato amico di Craxi, è impossibile. Soltanto per rispettare un'amicizia, che vale ancora di più di un sodalizio politico.