L’impavida sfrontatezza della «casta»

Caro Granzotto, non so se lei ha fatto il servizio militare e, nel caso, quale grado abbia raggiunto. Certamente non «Three - Star general». Quindi le commino una sanzione disciplinare di dieci giorni di arresti di rigore (da scontarsi per ovvi motivi di servizio) con la seguente motivazione: nel redigere il consueto elzeviro nella sua rubrica non si coordina con il capo redattore e l’autore dell’articolo di fondo, omettendo un argomento di primaria importanza come l’uso (o l’abuso) dei velivoli di Stato, alleggerendo così le responsabilità della nota Casta, conosciuta anche come «Classe dirigente» (cieli del Lazio e della Lombardia, settembre 2007). Pertanto, il titolo del citato elzeviro va così riscritto: «Casa, mutuo, auto blu, aerei di Stato. E gli altri se lo becchino in quel posto». Posto che, un tal Dante Alighieri, famoso autore di Divine Commedie, volgarmente definiva «culo». Ma di ben so fantasma... ti saluto.
Ancorché a riposo, lei, caro Colussi, è un generale di Squadra Aerea e quindi si figuri se mi metto a sollevare obiezioni magari ricorrendo al Tar per impugnare la sanzione disciplinare comminatami. Anche se non sono proprio uso ad obbedir tacendo, garibaldinamente obbedisco (fra parentesi: lei, che è un militare, mi dice cos’altro poteva fare don Peppino se non obbedire? Il telegramma di La Marmora - pur sempre il Capo di Stato Maggiore - era chiaro: «Considerazioni politiche esigono imperiosamente la conclusione dell’armistizio, per il quale si richiede che tutte le nostre forze si ritirino dal Tirolo. D’ordine del Re, ella disporrà quindi in modo che per le ore 4 antimeridiane di posdomani, 11 agosto, le truppe da lei dipendenti abbiano ripassato la frontiera del Tirolo». Ovvio che Garibaldi rispondesse: «Obbedisco». Mica poteva rompere l’armistizio e continuare solo soletto la guerra. E allora, perché mai quell’«obbedisco» è entrato a far parte del Pantheon mitologico della storia patria, al pari del sasso di Balilla, della miccia di Pietro Micca, della rosa di Maroncelli, delle spighe delle spigolatrici di Sapri e della stampella di Enrico Toti?).
È vero, omisi di aggiungere, nel carico delle gaglioffate della Casta, l’arrogante abuso degli «aerei blu». Però lo stesso giorno un titolo in prima pagina denunciava quell’andazzo e come si dice, ubi maior... E poi, caro Colussi, cosa indigna di più del braveggiare dei lorsignori? L’allegro uso (a spese del contribuente) della flotta aerea di Stato o i magistrati che salvano l’imputato speciale Visco e la giunta per le autorizzazioni che trova il cavillo per non fare processare D’Alema sul caso Unipol? La loro burina sfrontatezza o l’autocratica, stivalata impunità di un Burlando che zittisce gli agenti della polizia stradale mettendo loro sotto il naso la tessera (scaduta) di parlamentare?