L’impegno degli intellettuali «a prova di bomba»

Da «Quarta era» a «I fisici» di Dürrenmatt, il conflitto delle coscienze davanti all’atomica

Gli intellettuali, intendendo il termine nell’accezione più ampia e includendo quindi, artisti, filosofi, scrittori, scienziati, sono coloro dai quali germinano, nel bene e nel male, invenzioni che possono rivelarsi decisive nella Storia. Sono i politici che, con lo scopo del potere, hanno facoltà di adottarle. Che si tratti di arte retorica, di sentenze lapidarie, di scoperte scientifiche o dell’immaginazione di mondi nuovi.
A ben guardare anche una poesia, opportunamente citata in un discorso, può rivelare potenzialità inaudite, contribuire alla captatio benevolentiae e avere, dunque, una sua ricaduta politica. Le bombe di Hiroshima e Nagasaki furono la conseguenza di una serie di avanzamenti scientifici, fra i quali, determinanti, la formulazione del modello atomico da parte del fisico danese Niels Bohr e la scoperta, da parte del fisico tedesco Otto Hahn, nel 1938, della fissione nucleare. Fu l’ultimo atto di una lunga operazione di captatio imperii, cioè di conquista del potere, e significò la vittoria della guerra.
Naturalmente il rapporto che gli intellettuali hanno intrattenuto con il potere è sempre stato conflittuale, come dimostrano le infinite remore che hanno turbato le coscienze degli scienziati e le tante pagine di letteratura che hanno criticato lo status quo o prefigurato mondi possibili diversi da quello presente (e non ci si riferisce soltanto alle opere utopiche secondo una tradizione che va da Platone a Campanella a Moro).
Per restare però al “nucleo” della questione, cioè all’affaire nucleare, occorre notare che, da quando furono deposte le armi, è stata prodotta una vasta letteratura sul tema. Furono gli italiani fra i primi. Nel 1961 il problema della responsabilità della creazione della bomba venne portato in scena nell’opera Quarta era, scritta da Gian Domenico Giagni con Giancarlo Sbragia, nella quale alcuni scienziati e personaggi reali che avevano lavorato attorno al progetto americano si interrogano sulla sua finalità. Nel 1962 fu invece la volta dello scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt che mise in scena I fisici. Erano trascorsi 17 anni dall’eplosione delle due bombe atomiche, una all’uranio e una al plutonio, a Hiroshima e a Nagasaki. C’era stato tutto il tempo, dunque, per immaginare una storia alla rovescia: quella di fisici che, pur di non tradurre il loro micidiale sapere in armi che avrebbero messo a rischio la stessa vita sul pianeta, decidono di fingersi pazzi da legare preferendo il manicomio e sfuggendo ai loro obblighi nei confronti dei potenti.
Infine, selezionando fra molti altri titoli, si segnala Copenhagen di Michael Frayn, dramma che narra l’incontro del 1941 avvenuto fra i due fisici Bohr e Heisenberg nella capitale danese occupata dalle truppe tedesche.