L’impegno di Formigoni «Così viaggeremo sicuri sulla Pedemontana»

Il governatore della Lombardia: «È un’occasione storica, sapremo sfruttarla al meglio»

da Milano

Il giorno della gioia per il via alla Pedemontana è stato funestato dal tremendo incidente sulla Brescia-Milano costato la vita a quattro bambini. Roberto Formigoni, che ha fatto delle grandi opere una delle battaglie da governatore della Lombardia, è convinto che quando le nuove strade e autostrade saranno pronte notizie come questa diventeranno sempre più rare: «La tragica coincidenza dell’incidente sull’A4 è un monito sul tempo perso a causa dell’opposizione del partito del no e un invito a procedere nel modo più rapido possibile». Ieri è stata sottoscritta la Convenzione per la realizzazione del Sistema viabilistico pedemontano, che collegherà tra loro le provincie di Varese, Como e Bergamo senza dover passare da Milano, che a sua volta si arricchirà di una nuova tangenziale di collegamento. La firma è arrivata una settimana dopo quella sulla Bre.Be.Mi (la direttissima Brescia Bergamo Milano), altra opera di cui la Lombardia è in attesa da decenni. È atteso a breve anche il sì alla Tem, la nuova tangenziale di Milano.
Presidente Formigoni, lei ha parlato di una giornata storica. Che cosa cambierà con Pedemontana, Bre.Be.Mi e Tem?
«Avremo maggiore sicurezza negli spostamenti e maggiore fluidità nel traffico, non sarà più necessario passare da Milano per andare da una parte all’altra. Potremo fluidificare il passaggio delle persone e delle merci. Da qui al 2014 sarà un altro viaggiare, un altro lavorare e un altro vivere. Abbiamo dato una spallata fortissima alle infrastrutture in Lombardia e è stata la Regione ad aver tenuto saldamente in pugno il processo».
Rifondazione già protesta e parla di miopia politica. Teme nuovi stop?
«Il ministro Antonio Di Pietro, durante la firma della Convenzione, ha detto che sorgerà il partito dei gufi. Io sottoscrivo e assicuro che non smetteremo di impegnarci. Sappiamo bene quanto sia necessario per una Regione moderna come la nostra dotarsi di infrastrutture, ma sappiamo anche che c’è gente che non vuole il progresso e la crescita, è il partito del no e dell’immobilismo, no Tav, no Pedemontana, no ferrovie, no inceneritori, è il partito della negazione di tutto. È forte, si annida e dobbiamo continuare a lottare».
Una parte della sinistra contesta la costruzione di nuove autostrade e chiede un potenziamento delle ferrovie.
«Siamo attivamente impegnati anche sul fronte della Tav e prevediamo nel 2008 il completamento dell’Alta velocità verso la Francia, nel 2010 verso la Slovenia e l’Est, nel 2011 il collegamento Nord-Sud. Le opere autostradali sono uno dei quattro pilastri su cui siamo impegnati e vanno insieme a ferrovie, aeroporti e altre opere di viabilità».
La Regione prevede la fine dei lavori per il 2014. Sono tempi realistici?
«È una sfida che pensiamo di vincere, perché abbiamo guadagnato anni di tempo e aggiudicheremo la gara sulla base dei tempi che ci saranno proposti. Cominciamo a mettere la prima pietra nella primavera del 2010, con le tangenziali di Como e Varese, e prevediamo di concludere tutto, inclusa l’asta bassa, per il 2014. Sono opere mastodontiche».
L’ente concedente è la Cal, la nuova struttura partecipata da Anas e Regione. Il federalismo è la via alle grandi opere?
«La Cal è ciò che ha permesso di sbloccare la situazione. Per la prima volta lo Stato riconosce questa impostazione e ce lo siamo guadagnato sul campo, con un’idea nata in Lombardia e alla quale ha lavorato l’assessore Raffaele Cattaneo. Abbiamo inventato uno strumento nuovo che ha vinto gli scetticismi».
Adesso la strada è in discesa?
«Le difficoltà ci sono ogni giorno. Negli ultimi sette mesi sulla Pedemontana abbiamo fatto cinquantadue riunioni, di tre, quattro, cinque ore. È l’unico metodo per costruire dove a ogni chilometro c’è un capannone, una casa, un reperto archeologico. Non siamo nel deserto nell’Arizona, ma in una delle aree più densamente popolate del mondo».