L’imperativo della flessibilità

La prospettiva del posto fisso sta rapidamente tramontando sostituita da una diffusa condizione di precariato, soprattutto tra i giovani. La crisi dell’economia mondiale ha esacerbato il problema. Il governo è intervenuto incrementando gli ammortizzatori sociali e mettendo mano all’apprendistato per renderlo più efficace, ma ancora non basta: a dimostrarlo sono i dati sulla disoccupazione, a partire da quella giovanile, non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa. La sfida principe è la cosiddetta «Flexicurity», ossia individuare un equilibrio soddisfacente, e il più possibile «giusto», tra la «flessibilità» di manodopera necessaria alle imprese per sopravvivere e contrastare la concorrenza internazionale, e l’opposta esigenza dei signoli lavoratori di vedere tutelati i propri diritti. Sia dal punto di vista della sicurezza sul luogo di lavoro sia del welfare e di una certa stabilità del reddito, senza il quale è molto difficile fare programmi a lungo termine o investire nel mattone per coronare il desiderio di abitare in una casa di proprietà.
Il Giornale continua così il proprio viaggio nel mondo del «Lavoro che cambia», entrando nel dettaglio dell’articolo 8 introdotto con la manovra di Ferragosto ma anche del ruolo svolto dalle cosidette agenzie interinali. Una delle «antenne» più sensibili su quanto sta accadendo sul territorio. Abbiamo chiesto a Guidalberto Guidi il proprio parere come imprenditore ed ex esponente del vertice di Confindustria; abbiamo raccolto le rivendicazioni dei sindacati con Giorgio Santini (Cisl) e cercato una soluzione insieme al giuslavorista Pietro Ichino. In ultimo una bussola con qualche idea per orientarsi tra i bandi e i concorsi che ci sono sembrati più interessanti per i giovani in cerca di lavoro.