«L’imperativo è resistere, aspettando Veltroni»

da Roma

Se c’è uno imperturbabile è proprio lui, il vicecapogruppo dell’Unione, il ds Nicola La Torre. È l’uomo che rappresenta la Quercia nel gruppone del Senato, è l’uomo più vicino a D’Alema, è quello più indicato per sondare gli umori del Botteghino.
Senatore, cosa cambia dopo il messaggio di Bertinotti sulla possibilità di un altro governo?
«A essere proprio sincero, secondo me, non cambia veramente nulla».
Se ne scrivono chilometri di inchiostro ma lei non si scompone di una virgola?
«Se no sembro troppo ottimista sì, continuiamo ad andare avanti».
Diessino «stoico»?
«I Ds non esistono più. Democratico, direi».
Democratico ma pur sempre... stoico.
«Consapevole delle difficoltà, piuttosto».
Ad esempio, per dare un nome alle cose, c’è «il rischio Mastella»?
«Guardi, sono in aula, inchiodato a votare. Lo vedo davanti a me, seduto nell’emiciclo, sorride, da ore non si muove, e continua a sostenere il governo».
Ma il problema della legge elettorale che Bertinotti pone esiste?
«Ah sì, quello c’è. Ma io penso che il governo non cadrà, quindi lo risolverà Prodi».
Però si dice che Bertinotti sia in sintonia con il Quirinale, su questo tema. Un guaio per il governo?
«Penso proprio di no. Bertinotti e il Colle non sono in alcun modo collegabili. Quindi nessun guaio».
In Senato salvi grazie ad Andreotti. Con chi sta il divo Giulio?
«Ah, ah, ah... sempre con se stesso direi, da mezzo secolo».
Meglio averlo contro o a favore?
«Inutile dire che data la stima che ho per lui non vorrei mai averlo contro. E poi è un fatto che quando vota Andreotti vota sempre nell’interesse del Paese».
Però lei non mi ha ancora detto se in caso di crisi per lei c’è spazio per altri governi.
«Questo, nell’eventualità che ci sia una crisi, sarà il presidente della Repubblica, nella sua sovrana autonomia, a deciderlo».
E Veltroni?
«Da sabato, con la sua elezione a Milano, sarà il leader che consentirà al centrosinistra di vincere le prossime elezioni».
Perché voi al Senato riuscirete a resistere a ogni attacco?
«Ci batteremo bene».
E lei si sente proprio sicuro?
«L’incidente parlamentare può essere sempre alle porte. Certo, dati questi numeri risicatissimi, è un fatto che stiamo tenendo il campo fantasticamente».