L’imperativo della Samp: recuperare subito Cassano

(...) il Genoa della gestione Gasperini 2009-10 si conferma schiacciasassi casalingo persino più impietoso di quello dei Milito, Thiago Motta e compagni. Nove vittorie, 3 pari e un'unica sconfitta recita lo «score» marassino al quale l'eroico capitan Marco Rossi e compagni dovranno infine ispirarsi, partendo da quota 38, per migliorare le prestazioni esterne al punto da confermarsi all'altezza dello strepitoso campionato scorso che valse loro l'Europa League anziché la Champions soltanto perché la Fiorentina - quinta infine alla pari del Grifone alla ragguardevole quota 68 - ad onta della peggiore differenza reti (-2) la spuntò in virtù dell'1-0 di Firenze e il beffardo 3-3 di Marassi.
Tralasciando però il futuro a medio-lungo termine, è principalmente il caso di vagliare a fondo la realtà del momento che vede la Sampdoria di Del Neri al quinto posto in compagnia del Napoli di Mazzarri e il Palermo di Delio Rossi e il Genoa di Gasperini all'ottavo alla pari con il Cagliari di Allegri. Quale futuro a breve prospetta alle genovesi il calendario? Per la Sampdoria che perderà gli squalificati Pazzini e Pozzi e ancora non avrà il Cassano della discordia, in chiave di delicata trasferta di Parma non c'è pericolo che il punto colto nella tana dell'Inter doppiamente menomata si risolva in un pari di Pirro? E quante probabilità si possono assegnare al Genoa - che sta ritrovando i «gioielli» uno ad uno - di riacciuffare i cugini o addirittura operare l'ennesimo sorpasso grazie all'ulteriore appuntamento casalingo ospite il Bologna?
Non c'è dubbio che Del Neri sia finalmente riuscito a compattare la difesa davanti al reattivissimo Storari, un portiere che infonde fiducia nei compagni perché è puntualmente valido pure nelle uscite alte (Marotta riaffermi il proprio fiuto convincendo il Milan a cederlo alla Samp). Messi opportunamente in riserva i bambini del Piave (resta indelebile il leggiadro harakiri operato nel derby), la corposa esperienza di Zauri Lucchini e Gastaldello fa aggio sulla dinamica di Ziegler. Nel mezzo, poi, la talentuosa cerniera Palombo-Poli (col Tissone di garanzia) sarebbe degna di misurarsi a livello scudetto, mentre Semioli e Guberti (con Mannini e Padalino di rincalzo) sono le giuste «ali volanti» che stanno a cuore a Del Neri. Davanti, infine, a un bomber dal fiuto di Pazzini, un assatanato lottatore come Pozzi e un genio come Cassano poche squadre saprebbero voltare le spalle. Ma ecco il punto, che da dolente dovrà per forza diventare vincente: recuperare in fretta il miglior Cassano è un imperativo categorico che l'allenatore non può trasgredire. Si è ben visto a San Siro contro i campioni dell'Inter stretti in difesa: la Sampdoria, in doppia superiorità numerica per più di 40 minuti, ha fatto chiaramente comprendere che non sarebbe riuscita a segnare nemmeno se i nerazzurri fossero rimasti in otto. L'intimidatoria arroganza dei prepotenti che hanno aggredito Pozzi nell'intervallo (mandante Mourinho) dopo averlo pestato a sangue in campo, spiega qualcosa ma non tutto.
A proposito il Giudice sportivo ha calcato giustamente la mano sia sulle «manette» di Mourinho, tre giornate di squalifica, sia su Cambiasso, fermato per due giornate per aver, appunto, tentato di colpire con un pugno Pozzi nel tunnel durante l’intervallo. Una giornata di squalifica, come si prevedeva, anche a Pozzi, già diffidato, e a Pazzini, espulso. Tornando alla gara, solo se ci fosse stato in panchina il geniale grimaldello di un Cassano in forma da utilizzare in aggiramento si sarebbe potuto scardinarli. Per Parma, senza Pazzini e Pozzi, è obbligatorio pensare a Cassano. «Il giocatore si è allento - ha detto ieri il professor Tibaudi, che segue Antonio da vicino - ed è molto motivato. Ha voglia di tornare a giocare, da questo punto di vista è come prima dell’infortunio. È carico come sa essere lui». «Domattina (oggi per chi legge) - ha detto il medico sociale Amedeo Baldari - faremo una riunione per valutare le condizioni del giocatore. Nel pomeriggio un test sul campo per capire quali siano le sue condizioni. Impossibile fare previsioni». Anche Palombo dice la sua: «Ho parlato con Antonio la scorsa settimana e ha ancora dolore. Lui deve pensare a stare bene, se è infortunato non deve giocare, anche se così rischiamo di essere senza attaccanti».
Non c'è dubbio che Gasperini si senta gratificato dalle recenti prestazioni del suo Grifone rampante contro le maglie bianconere, da quella eufemisticamente definibile «sfortunata» in casa Juve a questa piacevolissima anti Udinese. Grazie al provvidenziale arrivo di Dainelli, l'attuale assetto della difesa «a quattro» offre garanzia pressoché assoluta. Confortante è poi aver visto - in forzata assenza di Milanetto - uno Zapater straordinariamente a proprio agio in cabina di regia. Il tutto sotto l'immancabile tutela del fantastico capitan Marco Rossi. Se poi Acquafresca ritrova confidenza col gol tutte le altre eccellenze della squadra (da Papastathopoulos a Criscito, da Moretti a Bocchetti, da Sculli a Mesto, da Palacio a Suazo, in attesa di Palladino e Jankovic) elevano al massimo il rendimento del complesso. Ma appunto c'è questo nodo cruciale da sciogliere prima di far visita - elmetto in testa e baionetta in canna - all'Orco cattivo nella tana più nera che azzurra di San Siro. Battere il Bologna. Che vorrebbe magari dire riacciuffare o addirittura riscavalcare i cugini in questo interminabile derby ad alto livello che alza piacevolmente la tensione della Lanterna magica.