L’Imperatore rischia il posto perché Ronaldinho trovi un gol

Adriano verso la panchina: toglie spazio alla stella del Barcellona

Paolo Marchi

Ratomir Dujkovic, ct del Ghana, non ha dubbi: col Brasile passerà il suo Ghana, match inedito. Ci sono due precedenti minori, un’amichevole nel 1996 e, sempre dieci anni fa, un incontro alle Olimpiadi di Atlanta, due larghi successi brasiliani, 8-2 e 4-2. Del resto, i sudamericani, a livello di coppa del mondo, hanno sempre battuto le africane e sempre a zero: 3-0 lo Zaire nel ’74; 1-0 l’Algeria nell’86; 3-0 sul Camerun nel ’94 e anche nel ’98 sul Marocco.
Contassero i precedenti, non ci sarebbe storia. Invece promette di esserci perché il Ghana, primo avversario azzurro, regolato per 2-0, reti di Pirlo e Iaquinta, è permeato di quelle qualità fisiche, velocità e potenza, finora deficitarie nei campioni del mondo in carica, lenti nei primi due incontri, con Croazia e Australia, e più brillanti nel terzo, con il Giappone, comunque tutti e tre vinti in virtù di un eccelso tasso di classe individuale.
Però il Brasile non ha mai dimostrato la brillantezza di una Germania e nemmeno l’efficaia a maxi-ritmo di un’Argentina nei due impegni iniziali. Da qui i dubbi della vigilia, riconducibili a tante situazioni personali che hanno portato anche il divino Ronaldinho sotto critica. La stella del Barcellona ha giocato da altruista, per i compagni, solo che adesso viene rincorso dalla stessa domanda: quando segnerà? E lui, paziente, risponde «che nel Brasile gioco a centrocampo, in una posizione diversa, più lontana dalla porta rispetto a Barcellona. Il gol, il mio gol, arriverrà al momento giusto e non sono affatto preoccupato per non avere ancora segnato anche perché in questa nazionale più che segnare, io devo far segnare contro avversari che al Brasile lasciano sempre ben pochi spazi». Ma pochi sembrano accettare la sua analisi, anche perché Ronaldo, pur nella sua “sfericità”, di gol ne ha realizzati due (ai giapponesi) così come uno a testa Adriano e Kakà.
Rispetto all’ultimo successo, non ci sarà Juninho, autore di un una segnatura, ma ora si passa da una “amichevole” a un match dentro-o-fuori e tornano le gerarchie. Niente maglia da titolare pure per Robinho che però lamenta un problema muscolare a una coscia: «In sé non sarebbe un guaio importante - ha detto -, ma meglio che continui le terapie per un pieno recupero». I confini di una nazionale cinque volte campione sono inevitabilmente più vasti di quelli, ad esempio, di un Ghana all’esordio nella fase finale. E poi Parreira deve preservare gli equilibri interni al cosiddetto quadro magico, nel quale Ronaldo è intoccabile quando gioca male, figuriamoci ora che è reduce da una doppietta che gli ha permesso di raggiungere Muller in testa alla graduatoria dei marcatori di ogni epoca: 14 gol Gerd, 14 Ronie che oggi farà coppia con Adriano, con Kakà e Ronaldinho in loro supporto.
Secondo consuetudine di tanti ct, anche Parreira ieri non ha dato la formazione: segreta era e tale è rimasta. «Non ho intenzione di mettere in apprensione qualche mio giocatore, indicando qualche nome alla vigilia. Abbiamo bisogno di più opzioni e io di potere scegliere a seconda delle circostanze perché non ci sono undici che giocano sempre e undici che non giocano mai. C’è il Brasile e stop».
Però non tutti i suoi giocatori la pensano come lui, e sarebbe sorprendente il contrario visto che la critica ieri è uscita dalla bocca di Juninho, destinato ovviamente alla panchina, mai sentito uno dire che non merita di giocare. Ha detto l’escluso: «Capisco che Parreira nutra dei dubbi sulle sue scelte e che noi, come calciatori qui in Germania, dobbiamo convivere con questa realtà. Però non c’è dubbio che questa attesa ci renda ansiosi. Il presidente Lula mi vuole titolare? Non ho sentito...». E fa il signore Juninho che poi si è raccomandato a chi giocherà: «Ci si deve concentrare sul Ghana».
L’eventuale sorpresa? Fuori Adriano, Ronaldinho avanzato perché interrompa il digiuno e dentro Juninho. Fosse così, anche quest’ultimo sarà d’accordo con il suo ct...