Ma l’Imperatore si guardi allo specchio

I n assenza dei campionati e del loro sudiciume di contorno, quelli appena trascorsi sono stati giorni di borse calcistiche, beninteso nel senso stretto del «o la borsa o la vita». Tanto per cambiare, le casse di risonanza dei giornali sono piene di soldi. Riuscirà Ibrahimovic a raggiungere il tetto degli 11 milioni di euro l'anno mentre Kakà dovrà accontentarsi di 9? Poverino, come riuscirà a farsene una ragione? Credo che non ci sia fondato motivo per preoccuparsi: alla fine Kakà sopravviverà nonostante i rigori di Padoa-Schioppa e di Prodi, che mettono ben altri (troppi) con il sedere sul marciapiede.
Quello che nel panorama dell'attuale neopaganesimo dei piedi forse di più colpisce, sempre in accelerazione, è piuttosto il caso di Adriano. Il bronzo di Riace brasiliano, in forza all'Inter con un contratto (sino al 2011) che gli assegna 5,5 milioni di euro a stagione, ha finalmente trovato una strada. Essa lo ha condotto in una clinica di recupero a San Paolo. E là l'Imperatore di un tempo tutt'altro che remoto e peraltro appartenente a una sorta di preistoria, dovrà cercare di capire (non credo sarà facile) se la natura, oltre che di muscoli capaci di sprigionare una potenza esplosiva, l'abbia dotato anche di un cervello di ricambio. Perché il primo, si teme, se lo è bevuto. Magari cedendo pure a tentazioni diverse da quelle del bicchiere.
Che Massimo Moratti, il presidente dell'Inter, e Mancini, l'allenatore, abbiano cercato di fare di tutto per «riconvertire» Adriano alla normalità, è noto, umanamente lodevole ed è tuttora sintomatico di una condotta specialmente razionale: il ragazzone è un capitale da difendere fino in fondo nel tentativo di una sua rigenerazione, altrimenti sarà una guerra (oltretutto economica) persa da tutti. Ciò che disturba i semplici osservatori della vicenda, come noi e altri (considerate le lettere, le telefonate e le e-mail che continuano ad arrivare), è l'irridente facilità con cui questo campione in pantofole, per sua colpa esclusiva, continua a trattare il resto del mondo. Ora dice ai tifosi di essere guarito: e non è vero. Ora protesta perché non lo fanno giocare: e meno male. Ora giura fedeltà all'Inter ed eterno amore a Moratti e poco dopo fa sapere che vorrebbe restare in Brasile perché l'Italia gli va di traverso. Ma non è finita poiché ritorna, per convenienza o per cos'altro è difficile immaginare, sul suo futuro nell'amata Inter.
Se Adriano sia nelle condizioni di un pugile suonato non sappiamo e naturalmente non glielo auguriamo. Sarebbe comunque il caso che qualcuno gli facesse presente che la gente non è responsabile della sua «depressione» (se così la si intende definire) e che i fiumi di denaro che continua a guadagnare (senza «lavorare») non gli danno il diritto di ballare sulle contraddizioni. Vuole prendere in giro qualcuno? Si guardi allo specchio.