L’impianto nucleare di Dimona obiettivo dei missili Hezbollah

È solo un’ipotesi, ma viene considerata molto seriamente dal governo israeliano: tra gli obiettivi degli hezbollah ci sarebbe anche la centrale nucleare di Dimona. La settimana scorsa il loro leader Nasrallah aveva annunciato che le sue milizie erano in grado di colpire Tel Aviv e l’altro ieri il vicepremier israeliano Shimon Peres lo ha confermato: i guerriglieri sciiti possiedono missili Zelzal-2, che possono centrare obiettivi in un raggio di 250 chilometri. Una delle figure più in vista del governo iraniano, Ali Akbar Mohtashami-Pour, ha rivelato che da quando, nel Duemila, gli israeliani si sono ritirati dal sud del Libano, Hezbollah (il Partito di Dio) se ne è procurati parecchi. Quanti lo sceicco di Teheran non lo dice, né rivela in quale Paese siano stati fabbricati.
Ma il sito di intelligence israeliana Debka va oltre: Nasrallah avrebbe ricevuto recentemente una versione aggiornata dello Zelzal, con una gittata di 350-400 chilometri. Una batteria, ovvero 16 missili. Tutti di produzione iraniana. I conti sono presto fatti: Tel Aviv è 150 chilometri a nord del reattore atomico di Dimona, che dunque non può essere considerato al sicuro.
Gli esperti israeliani temono che in prossimità della sconfitta militare, gli hezbollah possano tentare un’ultima impresa, inutile per rovesciare l’esito del conflitto ma che permetterebbe loro di cogliere un successo di immagine, soprattutto agli occhi delle folle arabe. E, a fini propagandistici, non potrebbe esserci nulla di meglio della centrale, simbolo della supremazia militare e politica di Israele.
Il governo di Gerusalemme assicura che non esistono rischi di contagio radioattivo: il reattore è protetto da un bunker sepolto diversi metri sotto terra e il sito è dotato di un sofisticato sistema di difesa anti-missile. Inoltre sussistono seri dubbi sulla precisione balistica degli hezbollah: è improbabile che abbiano le conoscenze e i mezzi necessari per colpire un obiettivo di poche decine di metri di diametro. Quanto accaduto in questi giorni dimostra che i guerriglieri riescono a indirizzare i razzi verso una città, ma non sono capaci di calibrarli: cadono dove capita.
Ciò nonostante l’ipotesi di un attacco a Dimona è presa molto sul serio dagli israeliani, soprattutto se tecnici stranieri dovessero, per l’occasione, aiutare i loro amici hezbollah.