L’impiegata dai capelli rossi

(...) La giornata e la nottata corrono via finché, ieri mattina, ecco che gli tornano in mano le ricevute dei versamenti. È il momento dei conti e della verità. Sì, perché tra una percentuale della Provincia e una del Comune, Lussana si rende finalmente conto che il totale da pagare era di soli centonove euro. Anche se è bergamasco, realizza che per quei dieci euro di differenza val la pena tentare qualcosa. Ed eccolo allora riprendere ieri mattina la strada degli uffici postali di via Dante. Uno sguardo veloce e indagatore: la signorina dalla chioma rossa oggi siede dietro lo sportello numero 7. «Si ricorda di me?». «Come no!». E il piccolo problema viene esposto. Lei aggrotta la fronte, si concentra, ci pensa: «Sì, forse ha ragione, ma non so. Ieri non ho fatto io la chiusura di cassa. Facciamo così: mi lasci il numero del cellulare. Mi farò viva». E così Lussana, in pace con la propria coscienza e tranquillo per aver tentato il tentabile (ma invero con poca speranza di successo) si butta in un’altra giornata lavorativa. Fino a che... Fino a che alle 13.51 in punto gli squilla il cellulare. «Sono io, l’impiegata delle Poste...». Quasi quasi lui non ci crede. «Sa, aveva ragione per quei dieci euro di differenza. Poi, guardi, è possibilissimo che mi sia sbagliata, perché ieri ho commesso un altro errore ben più grave per un ammanco di 300 euro. Passi pure domani a prendere i suoi soldi...». «E tu che fai, ci vai» gli domando, ma l’importante non è la risposta. Importante è questa impiegata dai capelli rossi, di cui Lussana non conosce neppure il nome. Se tutti alle Poste fossero così...