L’ import frena: si riduce il deficit del commercio

da Milano

Meno importazioni, per effetto della frenata economica che fatica a tenere il passo dei continui rincari del petrolio. Così si spiega il forte calo, ben superiore alle attese degli analisti, del deficit commerciale Usa nel mese di marzo. Il disavanzo è infatti sceso del 5,7% a 58,21 miliardi di dollari dai 61,71 miliardi di febbraio (dato rivisto al ribasso dai 62,32 miliardi inizialmente riportati). Il consensus degli analisti puntava invece su un «rosso» di 61,5 miliardi. Se il deprezzamento del dollaro aveva finora contribuito ad attenuare gli squilibri commerciali, ora il vantaggio valutario sembra venire meno a causa del rallentamento globale dell’economia che si traduce in una minore domanda di aerei, automobili e prodotti petroliferi. L’export a stelle e strisce è infatti diminuito dell’1,7% a 148,51 miliardi, il ribasso più robusto dal dicembre 2001. Ancora più decisa la riduzione delle importazioni, in calo del 2,9% (la contrazione più forte da dicembre 2001), a quota 206,7 miliardi. Sul ridimensionamento ha inciso soprattutto il minore acquisto di petrolio da Paesi stranieri, sceso ai minimi da febbraio 2007. Nonostante i minori volumi di greggio acquistati, gli Stati Uniti hanno dovuto sopportare un conto più salato, superiore ai 25 miliardi (erano stati 24,3 in febbraio). Il disavanzo commerciale con la Cina si è ridotto a 16,1 miliardi, il livello più basso da due anni, mentre le esportazioni Usa in Cina sono cresciute portandosi a ridosso dei valori record. Il disavanzo verso l’eurozona è invece salito a 6,19 miliardi.